La possibilità che l’Italia sia il prossimo paese a ricorrere al Fondo di salvataggio europeo è più probabile dopo l’ennesimo crollo del listino di Milano, l’aumento della distanza (spread) tra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani, oltre che di titoli per assicurarsi da un eventuale default (Credit Default Swap). L’annunciato downgrade del debito italiano rischia di essere il colpo finale per le speranze italiane di sottarsi alla morsa della speculazione internazionale. Lo scenario più probabile per il nostro Paese è quello, come già avvenuto per Grecia, Irlanda e in parte Portogallo, di dover dare attuazione a misure draconiane di riduzione del deficit e del debito pubblico imposte dall’Unione europea e dal Fondo Monetario in cambio di un prestito internazionale. Come potrebbe reagire l’attuale governo a tale ipotesi ?
La fine del governo Berlusconi arriverà dai mercati ?
Il Premier Berlusconi e soprattutto il suo principale alleato, la Lega, hanno già fatto intendere di non essere favorevoli ad adottare misure restrittive o penalizzanti quali il taglio delle pensioni o l’aumento delle tasse per far fronte alla crisi del debito. Davanti alle richieste europee ed internazionali, il rifiuto da parte dell’attuale governo di assumersi la responsabilità di tali scelte potrebbe portare al verificarsi di due scenari opposti tra loro. Una prima opzione è quella delle dimissioni dell’attuale esecutivo (spontanee o indotte) e la nascita di un governo di salvezza nazionale, tecnico o di larga coalizione, che attui le misure imposte dagli organi internazionali. Insomma un vero e proprio commissariamento come avvenuto in Grecia ed Irlanda, dove, ad ogni richiesta di aiuto economico, è corrisposto poi un cambio di coalizione di governo. I mercati internazionali potrebbero quindi riuscire nell’impresa in cui per anni hanno fallito i partiti politici di opposizione, la magistratura, i movimenti popolari ed i sindacati. Un paradosso della storia, per cui il più importante imprenditore italiano rischia di essere bocciato proprio dal mercato.
L’Italia fuori dall’Europa ?
La seconda ipotesi, ben più pericolosa per gli effetti che potrebbe provocare a livello europeo, è la possibile uscita dell’Italia dall’Euro (e forse dall’Unione !). Questo è sicuramente lo scenario più apocalittico e meno probabile, ma allo stesso tempo una possibilità che non può essere scartata. L’eventuale richiesta italiana di ricorrere al “Fondo salva Stati” aprirebbe un grave problema a livello europeo. L’Italia, infatti, è uno dei principali finanziatori del Fondo ed una richiesta di prestito “a se stesso” potrebbe farne saltare la capacità operativa e minarne la credibilità sui mercati. Una cosa è, infatti, salvare dei piccoli Paesi come l’Irlanda, la Grecia o il Portogallo, un’altra salvare la quarta economia europea.
L’attuale governo, inoltre, davanti al bivio se implementare le misure europee ed internazionali per ottenere liquidità o essere escluso dalla moneta unica, potrebbe scegliere tale seconda possibilità. Non bisogna dimenticare, infatti, che sia il Premier Berlusconi sia la Lega non hanno mai avuto simpatia per l’Unione europea, considerata un’entità che limita la sovranità nazionale, e potrebbero spingere le loro decisioni alle estreme conseguenze : nessun commissariamento internazionale, nessun cambio di governo e l’ineluttabile conseguenza dell’uscita dall’Euro per i Paesi periferici. In questo senso è bene ricordare che nel 1992 fu proprio l’Italia (assieme alla Gran Bretagna, ma questa ultima non è oggi nell’Euro) a provocare la fine dello SME. Perché non potrebbe essere di nuovo questo il caso ? Le incertezze degli altri leader europei, Germania in testa, rischiano poi di accelerare questa spinta autodistruttiva dell’Euro e chissà se non anche quella dell’Unione. Il rischio di fare la fine dell’Argentina nel 2000, insomma, è ben più che un’ipotesi remota e non può essere scartata.
Le responsabilità della crisi
Entrambe le soluzioni costituirebbero un fallimento per il nostro Paese. Subire il commissariamento internazionale per colpa della speculazione o essere gli artefici della fine della moneta unica produrrebbero gravi ripercussioni per la credibilità e la capacità operativa dell’Italia negli anni futuri. La situazione di declino in cui si trova l’Italia è la conclusione di una serie di errori che saremo destinati a pagare per lungo tempo : la cattiva gestione dell’ingresso nella moneta unica, il fatto di essere diventati più ricchi e di esser entrati in una spirale del debito, l’incapacità d’innovare la nostra economia e la conseguente perdita di competitività internazionale. La crisi di questi giorni, però, è attribuibile esclusivamente alle incerte e alle risposte contradditorie da parte del Governo agli attacchi speculativi internazionali.
A luglio, senza nessuna causa scatenante, gli speculatori internazionali hanno deciso di testare la resistenza italiana. Insomma, ricorrendo ad una metafora medica, ci hanno “indotto” un raffreddore per vedere se il nostro fisico fosse resistente. L’effetto è stato devastante. Il governo è andato in confusione, facendo emergere tutte le incertezze e le divisioni di una maggioranza provata da una serie di sconfitte elettorali, i sindacati si sono spaccati e sono stati messi alla berlina tutti i limiti strutturali di un sistema imprenditoriale italiano capace solo di chiedere ed incapace d’innovare il paese.
Risultato : il raffreddore si è trasformato in polmonite, e per i “cercatori di cadaveri internazionali” l’Italia è diventata un obiettivo privilegiato. Per far fronte a tale grave malattia, è intervenuta l’Europa (la BCE più che altro) che ci ha salvato dal primo attacco, chiedendoci in cambio di adottare una cura pesantissima contro la polmonite. L’errore del medico europeo, però, è stato quello di lasciare la libertà al malato di scegliere la propria cura. Conclusione, scampato il pericolo di vita, l’Italia ha procrastinato, cambiato ed ora quasi rinunciato a curarsi veramente. Insomma si è nuovamente esposta al malanno ed ovviamente la polmonite è tornata, più virulenta che mai, come in tutte le ricadute.
Se questo governo cadrà, quindi, la colpa sarà solo sua e della sua scriteriata decisione di rimandare e di rinunciare alla prerogativa di chi governa : cioè scegliere. L’attuale classe politica, infatti, non si sta rendendo conto del rischio che il Paese sta correndo ed invece di serrare i ranghi e provare adottare le riforme che tutti invocano nel nome del bene comune, continua a privilegiare la tutela degli interessi particolari. Prima i così detti ricchi, rinunciando alla tassa straordinaria ed alla lotta all’evasione (anche se in Italia sono ufficialmente solo il 2% della popolazione), poi alcune categorie privilegiate, si vedano per ultimo i tassisti esentati ancora una volta da possibili liberalizzazioni. La classe politica italiana non si sta accorgendo di scherzare con il fuoco, convinta come sempre che Berlino, Francoforte o Parigi interverranno per salvarci. Miope anche in questo caso, perché nelle altre capitali europee si sono stufati di dover aiutare Paesi che continuano a vivere al di sopra delle loro possibilità. Per evitare il default, l’Italia dovrebbe rapidamente trovare una coesione ed un’unità e varare scelte coraggiose e difficili.
Le divisioni tra i partiti, il distacco tra la società civile e la politica, le posizioni conservatrici delle diverse categorie produttive, sindacati, Confindustria ed altre corporazioni rendono molto difficile tale possibilità. Altre soluzioni potrebbero venire dall’adozione di un grande progetto di rilancio dell’economia europea, ma anche in questo caso le incertezze e la mancanza di visione degli altri leader europei fanno veramente temere il peggio non solo per le sorti della moneta unica ma proprio per il futuro dell’Europa. L’Italia ancora una volta è protagonista (in negativo) delle sorti dell’Unione europea. Dalla sfida lanciata dalla speculazione internazionale al nostro Paese si decideranno le sorti non solo del Premier Berlusconi ma anche della moneta unica !


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