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Europa, o morte !

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Strasburgo, 28 Settembre 2011 - Qui si fa l’Europa o si muore. E’ questo l’appello che emerge tra i banchi del Parlamento europeo il giorno in cui José Barroso, presidente della Commissione europea, fa il suo discorso sullo « stato dell’Unione europea ». Questo discorso davanti agli eurodeputati era atteso non solo dalle cancellerie europee, ma anche dai mercati finanziari. E infatti è stato all’insegna della politica e dell’economia. Ma andiamo con ordine.


O l’integrazione o la « morte »

José Barroso ha aperto il suo intervento con onestà, ammettendo che « la situazione è molto seria » e che « non solo l’euro, ma anche le istituzioni europee sono messe in discussione dalla crisi ». Una crisi, è questo il ragionamento della Commissione, che non è solo economica, ma politica e di fiducia nelle istituzioni. « O si prosegue con l’integrazione - ha sottolineato il presidente - o si va verso la frammentazione ». E su questa analisi tutti concordano con lui, compresa l’Aula di Strasburgo.

Che fare ?

Sul come evitare che questa crisi travolga il progetto europeo e il benessere dei cittadini, Barroso ha snocciolato una serie di prese di posizione che sono subito entrate nel radar degli analisti finanziari. Primo : « la Grecia è e rimarrà un membro dell’area Euro ». Su questo punto il presidente sfida quanti sono pronti a puntare su un default ellenico. Guy Verhofstadt, il leader dei liberali al Parlamento europeo, ha (quasi) urlato all’aula che questa « crisi non riguarda la Grecia, ma l’esistenza stessa dell’UE », offrendo cosi’ una sponda a Barroso che chiede più solidarietà agli Stati ricchi.

E qui viene il secondo annuncio : la Commissione presenterà una proposta per l’introduzione dei tanto contestati Eurobond. Ovvero emissioni obbligazionarie comuni garantite a livello europeo.

Terzo annuncio, sparato in diretta a tutte le borse del mondo : la tassa sulle transazioni finanziarie si farà. « E’ ora che il settore finanziario contribuisca al benessere sociale », ha detto con toni da arringa il presidente della Commissione. Suscitando, va detto, un boato di consenso tra gli eurodeputati.

Poi Barroso ha snocciolato una serie di misure per stimolare la crescita, anche se su questo l’aula appare scettica. Lo stesso capogruppo dei popolari, Joseph Daul, ha sommessamente tirato le orecchie a Barroso ricordando che « il mercato unico è il motore della crescita » e che la Commissione « deve usare i suoi poteri di iniziativa » per non sprecare occasioni importanti.

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© Servizio audiovisivo della Commissione

L’asse franco-tedesco ? Il male dell’Europa

Su un altro punto il presidente della Commissione e gli eurodeputati si sono trovati d’accordo : gli assi fra cancellerie degli stati membri danneggiano l’interesse dei cittadini europei. Con toni diversi, Commissione e Parlamento hanno detto un secco « no » al modello intergovernativo proposto negli ultimi due anni dalla coppia Merkel-Sarko’, ma anche dal mite e invisibile presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Proprio contro di lui e contro il suo metodo di lavoro poco trasparente si è scagliato Martin Schulz, leader dei socialdemocratici europei : « si nasconde dietro la porta - ha attaccato - e rappresenta un metodo decisionale al di fuori dell’arena democratica ».

Barroso, il leader ?

Abbiamo detto che il discorso di Barroso è stato economico, ma anche molto politico e polemico. Con toni che non gli sono propri, ha risposto in maniera secca agli attacchi degli Stati Uniti sulle politiche europee, specificando che l’Unione europea sa uscire da sola dai propri guai e che « non ci dobbiamo certo vergognare della nostra democrazia. Non ci dobbiamo certo vergognare della nostra economia sociale di mercato ». Ha anche detto, con una frase piaciuta ai deputati, che leadership « significa rendere possibile ciò che è necessario ». Peccato che, come gli ha ricordato più volte l’Aula durante il dibattito, proprio lui sia uno dei più clamorosi esempi di leader mancato. E anche questo fa male all’Europa.


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