Come riportato dal Sole 24 ore del primo novembre, la Commissione Europea si appresta a concedere il via libera alla proposta dell’esecutivo italiano di dimezzare, passando dal 50 al 25%, la fetta di cofinanziamento nazionale e regionale necessaria all’erogazione dei finanziamenti comunitari. Questo comporterà la drastica riduzione degli impegni di spesa relativi ai fondi europei liberando un “tesoretto” di circa 8 miliardi di euro da reinvestire sul Sud.
La novità spicca come fiore all’occhiello del piano “Eurosud”, l’ennesima strategia di sviluppo per il Mezzogiorno presentata nei giorni scorsi da Tremonti al presidente della Commissione Ue José Barroso e inserita nell’ormai famigerata lettera di Berlusconi alle autorità UE. Strategia che, nelle parole del Ministro dell’Economia, dovrebbe proporsi come una “radicale revisione strategica dell’uso dei fondi anche con una regia rafforzata sia per interventi di lungo periodo che per quelli con effetti immediati e rapidi”.
L’intento, sulla carta, è nobile e va nella giusta direzione. In particolare le regioni del Sud, e la Calabria in primis, sperimentano da sempre pesanti criticità nella spesa dei finanziamenti europei.
Il motivo ? E’ spesso dovuto alle difficoltà nel reperire sufficienti risorse proprio per sostenere il cofinanziamento di un progetto, e dunque non necessariamente legato a presunte inefficienze da parte delle amministrazioni, tanto meno alle farraginose procedure comunitarie indispensabili all’impegno di spesa. Per tanto, ben venga una diminuzione del cofinanziamento, ma purché questi fondi restino al Sud.
Esistono già altri sei paesi UE, colpiti severamente dalla crisi, che hanno intrapreso la medesima strada addirittura portando la quota nazionale al 5%. Tuttavia, visti i precedenti, è lecito dubitare sulla destinazione finale di questa cospicua somma. Dopo il momento dei proclami e delle promesse da parte del Governo nazionale, Eurosud non può e non deve essere condannato allo stesso oblio e immobilismo in cui è stato relegato il piano per il Sud. Inoltre, occorre avere la certezza che gli 8 miliardi promessi siano interamente impiegati per il Mezzogiorno, piuttosto che fare la fine ingloriosa dei 25 miliardi del FAS, dispersi in “altri obiettivi” e “altri territori”.
Infine ci sono almeno altri due punti su cui urge un impegno del Governo : 1) il piano Eurosud non diventi un cavallo di troia per usurpare i poteri delle regioni in materia di fondi strutturali ; 2) Il piano Eurosud sia estremamente dettagliato e analitico sulle azioni previste. In una crisi internazionale così drammatica non è più permesso traccheggiare, né contraddirsi, a maggior ragione con i fondi strutturali.
Siamo sotto la lente di ingrandimento europea e influenti Stati membri del centro e nord Europa spingono per una netta sforbiciata ai fondi versati alle regioni del sud a partire dal 2014.
Dunque si al nuovo piano per il sud, no all’ennesimo bluff.
Domenico Rositano e Francesco Molica sono rispettivamente presidente e socio fondatore dell’associazione Calabria 2020 (www.calabria2020.eu)


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