I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Guida alle personalità del Belpaese che contano in Europa

Prima della nomina di Mario Monti a primo ministro, in patria come all’estero l’Italia ha a lungo subito una consolidata nomea quanto alla sua capacità di pesare sul palcoscenico comunitario o « fare sistema » a Bruxelles. Eppure, a livello individuale, il nostro paese puo’ vantare figure influentissime all’ombra delle istituzioni Ue. Ecco la nostra top ten...


Paola Testori Coggi, una biologa al timone della burocrazia europea

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Biologa milanese, Paola Testori Coggi è alla Commissione dal 1983. Prima alla DG ambiente e poi nel gabinetto dei commissari Pandolfi e Bonino, è stata uno dei protagonisti indiscussi, a partire dal 1999, della neo-costituita DG Salute e Consumatori, che è arrivata a dirigere nell’aprile 2010. E’ in gran parte grazie a lei se, dopo lo scandalo della BSE – scoppiato nel marzo 1997 – la Commissione si è ripresa da una crisi di fiducia che poteva risultare fatale al regolatore europeo. Infatti, non solo segue in prima linea la crisi come consulente del commissario Bonino, ma proprio negli anni tra il 2000 (quando diviene direttore per la sicurezza della catena alimentare e viene lanciato il libro bianco sulla sicurezza alimentare) e il 2002 (approvazione del regolamento 178/2002 che fissa i principi cardine della legislazione alimentare e che istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma) si pongono solide basi per un nuovo sistema di sicurezza alimentare.

Gli standard oggi garantiti, grazie ad un imponente sforzo legislativo e di design delle politiche, sono i più elevati al mondo e l’impostazione generale olistica, from farm to fork si afferma come la soluzione più efficace a problemi che il commercio globale rende sempre più pressanti. Ne è la riprova il fatto che gli Stati Uniti, che fino agli anni 1980 esportavano il loro modello di regolazione del rischio e i loro standard, ora cercano di imitare l’UE, con il Food Safety Modernisation Act del gennaio 2011 che vuole rivoluzionare la sicurezza alimentare oltreoceano. Non soltanto, quindi, un funzionario di carriera abile a destreggiarsi in un settore sensibilissimo per la credibilità delle istituzioni, ma anche, e soprattutto, un tecnico dalla grande competenza. Una storia di successo di una donna italiana con un profilo scientifico – fatto inusuale nelle alte sfere dell’euroburocrazia – e un bell’esempio della Commissione che vorremmo in tutti i settori di politiche : indipendente, autorevole, concretissima, ma non per questo meno visionaria.

L’eurodeputato che verrà…

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Checché vada sbraitando la vulgata antipolitica, il Parlamento europeo non rappresenta solo un opulento esilio per politici trombati e glorie incartapecorite della Prima Repubblica, ras di provincia con clientele più numerose dell’esercito di Cipro e veline “da sistemare”, o ancora giovani turchi che si spedisce di buon grado all’estero per neutralizzare le loro scalate all’establishment di partito (ma i nomi fateli voi…noi ci teniamo sul vago). Nossignore. L’Italia si fregia di eurodeputati tanto rispettati sugli scranni di Strasburgo quanto impegnati in prima linea per il miglioramento del quadro legislativo comunitario e della credibilità dell’istituzione nella quale siedono. Veterani che oramai non hanno più nulla da provare in fatto di competenze e devozione alla causa europea (come i vicepresidenti dell’assemblea Roberta Angelilli e Gianni Pittella, o ancora Mario Mauro e Paolo De Castro) e new entry altrettanto ligie agli oneri imposti dal mandato (Nicolo’ Rinaldi). Eppure un conto è fare bene il proprio mestiere di deputato. Un altro è possedere un reale ascendente sul groviglio di interessi e contropoteri che avvolge il tran tran istituzionale di Bruxelles. A questo titolo, non riusciamo a trovare alcun valido papabile da includere nella nostra lista : un Sophie Int’Veld, un Alexander Alvaro, un Verhofstadt o uno Schulz “de noialtri”.

Se ne potrebbe riparlare se i nostri rappresentanti in Europa ruminassero qualcosa in più di poche e smozzicate parole d’inglese o francese (con poche apprezzate eccezioni), selezionassero collaboratori e portaborse sulla scorta delle competenze e non delle convenienze (anche qui le eccezioni fioccano), sapessero interfacciarsi più efficacemente con le altre istituzioni. Intanto, in attesa del messia, preferiamo portare indietro le lancette dell’orologio e votarci a San Spinelli (che fu a lungo deputato europeo). Il quale, anche post-mortem, con il suo nome riesce ancora a condizionare la vita di Bruxelles come nessuno dei suoi tanti epigoni sa fare.

Jacopo Panizzi e Nicola Taricco, gli araldi della cultura e del buon vino italiano a Bruxelles

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Se lo spritz di casa nostra ha conquistato i palati degli eurocrati di ogni nazionalità il merito va in buona parte alla Piola Libri. Il caffè letterario italiano posteggiato in un angolo anonimo della Rue Franklin, a un tiro di fucile dai quartier generali di Commissione e Consiglio, s’è ritagliato il lustro di una piccola istituzione tra le tante “istituzioni” che hanno sede a Bruxelles. E la ragione di questa travolgente notorietà non risiede a titolo esclusivo nella formula - vagamente bohemien - a base di libri e buon vino italiano offerta da Nicola e Jacopo. Piola Libri, a lungo andare, ha assunto una funzione centrale nella promozione della cultura italiana a Bruxelles, accogliendo tra i suoi scaffali (e altrove) scrittori e musicisti, comici e personaggi televisivi, politici e attivisti del Belpaese.

Di più : è diventata un crocevia irrinunciabile per le milleanime della comunità italiana, un tetto intimo sotto il quale fare network all’ora dell’aperitivo, e che fa breccia anche nei cuori degli stranieri. Nicola Taricco ama narrare come a Bruxelles ci sia capitato quasi per avventura. Stava andando ad Amsterdam e gli si è rotta l’automobile da queste parti. Jacopo, per sua parte, conosce bene il genere di clientela che fa felici le casse del posto. Era lui stesso un lobbista in una vita professionale precedente. Una coppia che sa il fatto suo.

Marco Zatterin, il più letto e malizioso

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Se giudicate l’attualità europea un filo noiosa, vi suggeriamo di consultare Straneuropa, il gettonato blog di Marco Zatterin. Il corrispondente a Bruxelles de La Stampa, sulle colonne del suo personale cantuccio online, coltiva un aggiornatissimo orticello di curiosità e aneddoti made in istituzioni europee e dintorni. Inzuppando il tutto con un’ironia sottile ma ficcante, e senza lesinare fendenti al Palazzo. Memorabile, tanto per citare un esempio, fu la serie delle “sedie vuote” in cui il cronista del quotidiano di Torino si divertiva a stigmatizzare i forfait dei ministri italiani ai vertici europei postando le fotografie di conferenze stampa fantasma mai tenute per causa delle succitate assenze. Straneuropa è, tuttavia, anche un invito a leggere in filigrana le notizie europee, ad afferrarne le logiche più nascoste che sovente sfuggono ai radar di una stampa un po’ frettolosa. Zatterin, ça va sans dire, è figura assai presente sul mercato brussellese : non per niente è il giornalista più richiesto per moderare il ricco menu di eventi e dibattiti organizzati dalla “little Italy” che bazzica gli organismi comunitari. Accanito divoratore di romanzi, un debole per la fantascienza e l’horror, “Zat” ha una penna che non si lascia confondere nella massa : stile al contempo alato e concreto, abbondante uso di figure retoriche, lessico da scrittore. Se la redazione esteri de La Stampa è considerata la migliore sulla piazza giornalistica italiana ci sarà pure una ragione…

Luigi Gambardella, anche gli italiani sanno fare lobbying

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A Bruxelles, dove la lobby è una professione e non un’oscura pratica di faccendieri, le caratteristiche per essere influenti e rispettati sono 3. Primo, avere una rete di contatti e rapporti interpersonali dentro le istituzioni che contano (Commissione, Parlamento e ministeri nazionali di riferimento). Secondo, conoscere la materia di cui si parla e avere accesso a informazioni privilegiate sia dentro l’organizzazione che si rappresenta che nelle istituzioni di riferimento. Terzo, essere una fonte della stampa. Le tre cose, va da sé, si tengono fra loro. Luigi Gambardella, anche se magari non eccelle ovunque, vanta una posizione forte in tutti e tre i campi, che gli consente di distinguersi dai colleghi di altre grandi aziende italiane. In particolare, ad ascoltare chi ci lavora, i suoi pregi sono due : ha solidissimi rapporti con la stampa e un’innato istinto per il cogliere le opportunità in ogni evento, positivo o negativo che sia. Una carriera ormai ventennale alle spalle, Gambardella ha cominciato come responsabile dei rapporti con le Istituzioni di Olivetti, passando poi a Telecom Italia, dove ha inizialmente curato le relazioni con il regolatore, AgCom. Ma l’istinto per le pubbliche relazioni, giurano alcuni suoi ex colleghi universitari, lo dimostrava già negli anni della Bocconi, dove si è laureato in Economia e dove già organizzava conferenze con i grandi nomi della politica nazionale. Riconfermato poche settimane fa alla Presidenza di ETNO e sempre a capo dell’ufficio brussellese di Telecom Italia, Gambardella ama pensare in grande. Molti si chiedono se la capitale d’Europa non gli stia diventando un po’ stretta : what’s next ?

Mario Telo

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Classe 1950, Mario Telo (francesizzato Telò) insegna all’Université libre de Bruxelles dal 1987. Da più di vent’anni è l’anima dell’Institut d’Etudes européennes (IEE), tra i più antichi e importanti centri di ricerca sulle questioni europee del vecchio continente, di cui è stato presidente dal 2000 al 2009. Personalità poliedrica e molto influente nel panorama accademico europeo, oggi esporta la sua vasta conoscenza in materia d’integrazione europea, regionalismo e global governance in giro per il mondo : ha insegnato ad Amburgo, Copenhagen, Londra, Montreal, Tokyo, Macao, Hanoi, San Paolo oltre che in Italia. Europeista convinto, è stato a più riprese consulente del Parlamento europeo, della Commissione e della Presidenza del Consiglio dell’UE (in particolare per le questioni legate alla politica estera).

Temutissimo ma anche molto stimato dai suoi studenti, il professore vede ogni anno le sue aule riempite all’inverosimile in occasione dei suoi corsi. Il suo manuale di relazioni internazionali (con una prospettiva europea) è ormai diventato un vero classico per tutti gli studiosi e amanti della materia. Accademicamente parlando Mario Telo è stato un pioniere in quanto ha saputo mettere al centro delle sue ricerche e delle sue pubblicazioni il progetto di costruzione europea. Quel cantiere, aperto nel 1957 e non ancora chiuso, è il segnale chiarissimo di una volontà da parte degli Stati di collaborare rigettando di fatto ogni istanza realista. Nel suo saggio forse più celebre, l’Europa di oggi è definita come una “potenza civile” : non può essere considerata come una potenza militare classica perché la spesa complessiva per gli armamenti è in continua diminuzione (la crisi ci mostra le sue fragilità anche sul piano economico). Al contrario, lo scopo dell’Europa sarebbe, secondo Telo, ancora più ambizioso e nobile :« promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile della terra ».

Studio legale Bonelli Erede Pappalardo : money, money, money !

Tra i titani legali del continente, lo studio Bonelli Erede Pappalardo non poteva non tenere un piede ben piantato anche sul palcoscenico di Bruxelles. L’elegante e spaziosa sede che si erge a due passi dal Parlamento europeo, sta li’ a dimostrarlo. Anche perché dei tre studi che, nel 1999, hanno deciso di unire le forze per dare vita a questa potenza di fuoco legale, con un giro d’affari ben al di sopra dei cento milioni di euro all’anno, c’è proprio quello di Aurelio Pappalardo. Un avvocato che ha trascorso quasi vent’anni tra i ranghi della Commissione europea, ricoprendo una lunga lista di incarichi. Cosi’ la ditta Bonelli Erede Pappalardo di tutte le aree di attività in cui primeggia a livello internazionale, coltiva una reputazione di statura anche nel diritto comunitario. Occupandosene a tutto campo, a cominciare dalla concorrenza.

Monica Frassoni : pedalando volare

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Un’indefessa pedalatrice. Sia in senso figurato che letterale. Tante volte abbiamo sorpreso Monica Frassoni inforcare a tutta birra con la sua graziella i saliscendi che si sgomitolano attraverso il quartiere comunitario di Bruxelles. E ci piace erigere questa immagine a metafora di una carriera politica e civile vissuta in perenne movimento. La Frassoni corre, anzi pedala trainata da almeno tre qualità di cui fanno difetto molti suoi ex colleghi italiani all’Europarlamento : una padronanza minuziosa del bizantino mondo degli affari comunitari, impeccabile poliglottismo, e tanta umanità. Quanto la co-presidente dei Verdi europei conta sulla scena comunitaria ? Sarebbe più corretto parlare di scena internazionale. Perché Madame Frassoni, non più tardi di un anno fa, ha fatto la sua apparizione ai piani alti della autorevolissima lista dei cento pensatori più influenti del globo stilata dalla rivista Foreign Policy. Non solo è l’unica italiana a ricevere la celebre menzione, ma si posiziona ben più avanti di figure del calibro di Dominique Strauss Khan (all’epoca ancora in sella), Bill Gates, Warren Buffet, Jacques Attali. Curioso che, in barba a tutto cio’, Monica faccia figura di allegra carneade per l’opinione pubblica italiana. Ma è la limpida dimostrazione che non occorre essere profeti in patria, per godere del credito di un peso massimo nei corridoi di Bruxelles (che ci sia un rapporto di inversa proporzionalità tra le due cose ?). Cresciuta politicamente nel Movimento dei Giovani Federalisti europei (di cui è stata anche segretario generale), poi per un decennio funzionaria al Parlamento europeo, la Frassoni è stata eletta due volte a Strasburgo per due paesi membri diversi : il Belgio prima, la madrepatria Italia poi. Esattamente come il suo amico e collega Dani Cohn-Bendit. Oggi la sua avventura ecologista continua alla guida del Partito dei Verdi europei…e non finirà di certo qui..

Giuseppe Porcaro : giovane, carino e influente

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Una circostanza a prima vista frivola spiega meglio d’ogni particolare biografico o affermazione professionale lo spesso portafoglio di buoni uffici di cui dispone Giuseppe Porcaro sullo scalo internazionale di Bruxelles. L’anno scorso il vulcanico segretario dello European Youth Forum, a suggello di una tre giorni dedicata al volontariato giovanile, ha tramutato in una megadiscoteca a cielo aperto la Place de Luxembourg, l’elegante piazzale che si apre sotto le fauci del Parlamento europeo. Con tanto di luci stroboscopiche e dj di statura internazionale che accendevano la folla danzante. Solo le pomposissime celebrazioni del semestre di presidenza belga, era l’estate del 2010, sono arrivate a tanto, forti di ben altri mezzi. Porcaro in Europa è il volto di una potente lobby da un centinaio membri, una moltitudine di organizzazioni giovanili operanti in ogni angolo del Vecchio Continente. Ma è il suo train de vie e le sue doti da politico navigato che ne hanno di molto accresciuto l’allure nei palazzi comunitari : agenda fitta quanto quella di un Barroso, affabile e disponibile ma allo stesso tempo sfuggente e, spesso e volentieri, irreperibile. Qualità oratorie eccelse. Campano doc, alcuni lo ricordano imberbe aggirarsi tra i corridoi dell’Orientale di Napoli. Ma alla vetta del Forum Giovanile Europea ci è arrivato con l’aiuto determinante del movimento Scout. Oggi il suo mandato è quasi in dirittura d’arrivo.

Guido Parabola

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Anche ai piedi dei Palazzi di Bruxelles si staglia un proteiforme sottobosco di personaggi pittoreschi, alcuni dei quali sospesi tra realtà e legenda, tanto chiacchierati quanto ineffabili. Leggi alla voce Guido Parabola : un fantomatico tecnico tuttofare che, novello prometeo, conforta la nostalgia della madrepatria tra gli espatriati italiani « donando », anzi istallando parabole e decoder « sky » nelle case italiote. E sì che se nei salotti perbene della nostra comunità a Bruxelles ci si raccoglie festanti alla domenica sera per un’overdose di posticipi, forse c’è il suo zampino. Che poi si tratti di schede piratate, nessuno lo sa, o vuole dirlo. Così Guido, che potrebbe anche chiamarsi Giuseppe, Marcello, Gesu’ o Maria, con le sue parabole continua nell’ombra a fare contenti i nostri compatrioti tanto bisognosi di ritrovare uno spicchio di Italia, e la voce di Massimo Marianella, almeno dietro lo schermo dei loro tv al plasma.


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Lapo
14 mars 2012
16:37
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Ma siete andati a più di 500 metri da place Schuman ? Da quello che scrivete nell’articolo dubito fortemente che abbiate una qualche minima idea della realtà di Bruxelles-città, Belgio-paese e Europa-federazione se non quello che c’è scritto su Wikipedia. Non fate nessun riferimento all’enorme e radicata (nel tempo e nello spazio) rete associativa italiana o italo-belga e di chi la rappresenta, della grande comunità di artisti italiani che ha un ruolo fondamentale nella produzione culturale belga ed europea in generale, delle numerose agenzie non-governative, spesso no-profit, gestite da giovanissimi professionisti italiani che ormai inseriti nel contesto belga (e pure europeo) sono riconosciute a livello mondiale. Fate largo uso dell’ « italiano-pensiero » ovvero offrite uno spaccato di Bruxelles riducendolo a un pezzo di quartiere di qualche chilometro quadrato fatto di vinello sovrapprezzato, cravattari agnellati, tailleurate smartate circondato da un barbaro guazzabuglio franco o fiammingo parlante di dubbia origine e incomprensibile necessità di esistere. Il titolo del vostro articolo ha pretese di « esaustività », ma in realtà parlate di un ambiente molto ristretto se non minoritario (anche se importantissimo) della città di Bruxelles e a parte « quelli della Piola » che è comunque una realtà commerciale molto conosciuta, ma non la sola o la più importante presente sul territorio, dubito che le persone che avete citato siano veramente tra le più conosciute o influenti se non per chi ci lavora a stretto contatto. Vi do un piccolo suggerimento, scusate l’arroganza : un paio di jeans, un pull non troppo nuovo, niente ombrello ché a Bruxelles lo usano solo i turisti o quasi e uscite dalla zona Europea, entrate in una brasserie del centro, di Saint Gilles, d’Ixelles, di Molenbeek e/o d’Anderlecht etc etc e passateci un paio di serate a settimana per un mese. Vi si aprirà un mondo.

Alvise
14 mars 2012
17:46
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Lapo, mi hai incuriosito : qualche nome alternativo per la top ten italiana di Bruxelles ? Un saluto

MarcoA
14 mars 2012
19:08
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

caro Lapo, non c’ è alcun dubbio che in Belgio esistano altre realtà di eccellenza italiane ( e meno male !) ma il taglio dell’articolo e del giornale è chiaramente orientato a Bruxelles capitale della politica europea ed in questo senso va letto il titolo dell’articolo. Tra l’altro non si parla solo di eurocrati e lobbisti ma anche di iniziative culturali (seppure geograficamentte viicne a place Schuman) e non.. comunque apprezzo l’ attenta e dettagliata osservazione e perchè no che sia un incentivo ad indagare anche al di fuori della bolla..

Francesco M
15 mars 2012
00:04
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Caro Lapo,

Il tuo punto di vista è il benvenuto ma origina da un macroscopico malinteso.

Per cominciare, l’etichetta di « eurocrats » con i paraocchi che sembri attribuirci è fuorviante e lontana di molte spanne dalla realta’. Le persone che hanno collaborato a questo pezzo non vegetano asserragliate nei grattacieli a specchio del quartiere comunitario. Anzi, pur lavorando tutte a vario titolo nel variegato reame degli affari europei, rappresentano un caso esemplare di integrazione con la vita, i cittadini e i quartieri dell’autentica Bruxelles. Non è che solo perché scriviamo di questioni europee non parliamo francese o fiammingo, non abbiamo amici belgi, non frequentiamo i bar di rue D’Ansart, o quelli del Parvis etc. etc.

Ma a ben vedere il punto è un’altro. Come spiegato da Marco, essendo la nostra una rivista tematica (di politiche europee), come salta subito all’occhio sin dal nome che ci siamo dati, va da sé che quando parliamo di personalità italiane che contano a « Bruxelles » intendiamo quelle che lavorano nel milieu delle istituzioni europee e affini. Usiamo Bruxelles come una sineddoche. Il che non significa che non teniamo in gran conto le tante realtà e i tanti professionisti di successo che in altri ambiti danno lustro al belpaese qui in Belgio. Solo che in questo particolare contesto editoriale non ci sembrava sensato citarli.

Simo
17 mars 2012
15:04
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Bravo Lapo !!!

Lapo
14 mars 2012
18:36
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Se vuoi posso fornirti la mia visione di Bruxelles con i nomi delle persone che ci lavorano, senza nulla togliere alla lista dell’articolo. Però preferirei non darli direttamente sul sito e se proprio vi interessano li potete contattare.

I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Effettivamente il titolo più appropriato poteva essere « I dieci italiani più influenti nel Quartiere europeo di Bruxelles ». Comunque è un articolo e come tale deve essere inteso, non si può pretendere che sia esauriente e onnicomprensivo. Ciascuno di noi può avere la sua lista, come ciscuno di noi ha la sua formazione di calcio o altro ideale. Il taglio del pezzo è comunque leggero e simpatico.

Antoun Sehnaoui
13 septembre 2012
15:14
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Very interesting to discover these amazing people.

Antoun Sehnaoui

Christine
17 septembre 2012
13:16
I dieci italiani più influenti di Bruxelles

Thank you for this list. There’s many people mentionned that I didn’t know about before and from skimming the comments, I understand that there is a bit of controversy about the people named in the article. Christine | site

Lobbying
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Redazione - gli Euros

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