Chi contravvenisse a questa normativa dovrà essere pronto a pagare una multa pari a 150 euro e in più dovrà frequentare uno « stage de citoyenneté », un corso di educazione alla cittadinanza. Il progetto di legge, approvato quasi all’unanimità dall’assemblea nazionale, non si ferma qui e non va per il sottile : chiunque obblighi un individuo a celare il proprio volto in pubblico compie una violazione della dignità umana per questo è punito con una multa fino a 30 mila euro e con un anno di carcere. Quindi padri, mariti, fratelli di donne musulmane che obbligano a portare il burqa o il niqbab devono stare molto attenti, in particolare i genitori che obbligano le bambine a una simile pratica potranno essere puniti con il raddoppio della pena.
E’ tuttavia importante evidenziare il parere contrario del Consiglio di Stato in quanto, sottolinea il maggiore organo giurisdizionale di Francia, il divieto totale di coprirsi il volto non ha una fondatezza costituzionale. Malgrado il governo e in primis il presidente Nicolas Sarcozy difendano la bontà di questa norma parlando della « necessità di tutelare la dignità della donna », il Consiglio di Stato sottolinea che manca il riferimento a vere e documentare ragioni di sicurezza e di ordine pubblico per giustificare la propria decisione, quindi una tale normativa potrebbe essere discriminatoria e di difficile applicazione, senza contare il fatto che la Corte Europea dei diritti dell’uomo riconosce il « principio di autonomia personale » in altre parole ogni persona può condurre la propria vita in base alle proprie convinzioni.
Il prossimo passo sarà aspettare il voto del Senato previsto nel mese di settembre anche se si presume non sarà molto diverso da quello dell’assemblea nazionale. Rimane solo un piccolo dubbio : dal momento che il consiglio di Stato parla di legge incostituzionale come sarà possibile il varo di questa norma che rischia di cambiare la costituzione con un colpo di spugna ? Per i francesi si prepara una torrida estate non solo dal punto di vista metereologico.
Gli inizi del dibattito
27 giugno 2008 : Il consiglio di Stato rifiuta di concedere la nazionalità francese a una donna marocchina a causa della sua pratica religiosa radicale, in quanto questa donna portava il burqa.
settembre 2008 : la deputata dell’UMP Yvelines Jacques Myard deposita un progetto di legge in cui sostiene la « necessità di legiferare contro il burqa, ma questa iniziativa parlamentare non ha alcun seguito.
La commissione parlamentare
18 giugno 2009 : il deputato André Gerin (PCF), chiede con una risoluzione la creazione di una « commissione d’inchiesta sulla pratica dell’utilizzo del burqa e del niquab sul territorio nazionale », viene firmata da 57 deputati.
22 giugno 2009 : Il presidente Nicolas Sarkozy dichiara in seduta parlamentare che « il burqa non è il benvenuto sul territorio della Repubblica francese »
23 giugno 2009 : è creata all’assemblea nazionale una « commissione d’informazione sull’uso del velo integrale ».
Verso la legge di divieto
21 gennaio 2010 : dopo i primi sei mesi i referenti della commissione parlamentare in audizione all’assemblea nazionale dichiarano che « non esiste l’unanimità all’interno delle formazioni politiche parlamentari per proporre una legge d’interdizione assoluta del velo » propongono inoltre una risoluzione parlamentare in grado di « riaffermare la preminenza dei valori repubblicani sulle pratiche delle comunità religiose e condannano l’uso del velo integrale come contrario a questi valori ».
26 gennaio : Jens- François Copé propone una legge che preveda l’interdizione del velo integrale negli spazi pubblici.
29 gennaio : François Fillon chiede il parere del Consiglio di Stato sul divieto all’uso del velo integrale.
30 marzo : il Consiglio di Stato stima che un divieto assoluto e generale dell’uso del velo in Francia non potrebbe trovare « alcun fondamento giuridico incontestabile ».
21 aprile : il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy chiede che il governo proponga una legge per interdire il burqa non solo sui mezzi pubblici ma anche negli spazi pubblici come vie e piazze. Il presidente opta perchè la proposta parlamentare di Jean-François Copé possa beneficiare di una « procedura accelerata » in quanto divenga proposta di legge del governo : permettendo così di dimezzare l’iter burocratico riducendolo a un solo esame al Senato e uno all’assemblea nazionale.
27 aprile : Il Primo Ministro François Fillon annuncia ai deputati dell’UMP che il testo sarà discusso in sessione straordinaria a inizio giugno all’assemblea nazionale.
11 maggio : l’assemblea nazionale adotta una risoluzione in cui si legge che il « velo integrale è contrario ai valori repubblicani ».
12 maggio : il Consiglio di Stato riafferma la sua posizione precisando che non solo una simile legge non avrebbe fondamento giuridico ma sarebbe esposta a « forti incertezze costituzionali ».
19 maggio : è presentato il « progetto di legge di divieto di coprirsi il viso negli spazi pubblici » al Consiglio dei Ministri.
6-9 luglio : esame del progetto di legge in assemblea nazionale.
13 luglio : l’assemblea nazionale vota a maggioranza il progetto di legge.


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