In Italia si sente parlare dell’esigenza di un ricambio generazionale della classe dirigente, eppure ogni qualvolta che i giovani provano a farsi avanti sono subito accusati d’inesperienza e di incompetenza per il ruolo che devono andare a ricoprire. Come rispondi a tali a critiche ?
Hai ragione. Queste sono le critiche che generalmente si sentono nei confronti dei giovani che provano a fare politica in Italia. Sono spesso più il frutto di banalizzazioni che di verità, ma hanno l’effetto di rendere ancora più difficile la strada per chi prova a portare un po’ di novità in questo paese. Prendiamo il mio caso ad esempio. Io sono il più giovane candidato del Popolo delle Libertà (PDL) nel Centro Italia, ed uno dei più giovani in assoluto in queste elezioni europee. Tuttavia, nonostante la mia giovane età, non penso assolutamente di mancare d’esperienza per questa sfida, visto che è dal 2002 che lavoro come funzionario nelle istituzioni comunitarie. Credo di poter dire, senza peccare di superbia, che ho più esperienza io in ambito europeo di tanti altri candidati. Eppure molte critiche sono arrivate anche alla mia candidatura. La verità è che in Italia, più che in altri paesi, il ricambio generazionale della classe politica è molto ostacolato.
L’elezione di volti nuovi a Bruxelles, però, a mio parere, è oggi fondamentale se si vogliono portare avanti con successo le grandi battaglie per l’Italia in Europa. Ho avuto modo di constatare in questi anni come, spesso, i nostri deputati al Parlamento Europeo mancano d’entusiasmo e della giusta voglia di confrontarsi con i rappresentanti degli altri paesi. L’ostacolo maggiore per un’efficace integrazione, il più delle volte, è rappresentato dalla lingua, ma credo che anche l’attuale legge elettorale influisca negativamente sulla partecipazione dei nostri rappresentanti in Europa. Solo in Italia, infatti, tra i grandi paesi dell’Unione Europea, è ancora in vigore un sistema proporzionale con le preferenze, reso ancora più complesso dalla divisione del paese in 5 macro regioni. Questo meccanismo negli anni ha sempre favorito i candidati con un forte radicamento territoriale e meno quelli che lavoravano a tempo pieno a Bruxelles o che si candidavano per la prima volta. L’esempio più eclatante di tale situazione si è avuta nell’ultima sessione plenaria dell’Europarlamento. In tale occasione, nella giornata dedicata al terremoto in Abruzzo, in aula erano presenti pochissimi deputati italiani visto che l’inizio della campagna elettorale aveva già richiamato tutti nelle proprie circoscrizioni a cercarsi voti. Al contrario, a dimostrazione che è solo il nostro sistema è sbagliato, i deputati stranieri erano regolarmente in sala. Come si può pensare che in Europa vengano difesi gli interessi italiani, se non siamo presenti nemmeno ad un dibattito chiesto per sollevare l’attenzione europea su una situazione di tale portata ?
Per cambiare tale sistema sono convinto che la scelta giusta sia di offrire l’opportunità a giovani qualificati di rappresentare il proprio paese in Europa. Ancora una volta dobbiamo prendere esempio dagli altri paesi europei che, in questi anni, hanno eletto molti volti nuovi al Parlamento Europeo. Tali esperienze si sono dimostrate molto positive, perché i deputati più giovani sono quelli che più si sono impegnati a Bruxelles e Strasburgo in questi anni, risultando tra i più presenti e tra i più attivi nei lavori di commissione. E credetemi, solo lavorando costantemente i rappresentanti degli altri paesi si riusciranno a difendere veramente gli interessi del nostro paese in Europa !
Però il rischio che in Europa potesse essere eletto qualcuno senza esperienza effettivamente c’è stato. Cosa hai da dire sul caso delle candidature delle così dette “veline” ?
Credo che la vicenda sia stata molto gonfiata dai media italiani e da qualche partito che ha provato ad utilizzare tali chiacchiere per attaccare il Presidente Berlusconi. Approfitto del vostro spazio per raccontare quello che è successo veramente su tale questione. Nei mesi scorsi è stato organizzato un corso di preparazione per scegliere candidati e candidate nelle liste PDL. Molte di queste erano ragazze, dato che il Presidente Berlusconi ha scelto di promuovere le candidature di giovani donne per cercare di dare spazio a questa categoria che difficilmente altrimenti riesce a trovare spazio in Italia. Il corso era stato organizzato per valutare la capacità di questi giovani ad affrontare la campagna elettorale europea. Io, devo ammettere, non ho dovuto frequentare tale “scuola”, visti i miei tanti anni di lavoro già svolti a Bruxelles. I criteri di selezione del corso sono stati molto seri ed è per questo che alla fine sono state selezionate soltanto tre persone. Una di queste è Lara Comi. Laurea alla Cattolica, master alla Bocconi, già coordinatrice regionale di Forza Italia giovani, una ragazza che si è già occupata con frequenza delle relazioni tra Forza Italia ed i partiti popolari di altri paesi. Un’altra è Licia Renzulli, candidata nel Nord-Ovest. Lei, che conosco meno, è una ragazza da tempo impegnata nel volontariato e nella cooperazione allo sviluppo, che ha svolto molte delle sue attività cercando di aiutare l’Africa. Come vedi si tratta di candidature di persone valide e ricche d’esperienze che, se elette, sapranno fare bene in Europa.
C’è, infine, Barbara Matera, una ragazza che viene dal mondo dello spettacolo, ma che ha un curriculum di studi ed esperienze che le hanno permesso di passare senza problemi le selezioni del corso. Rispetto a questa candidatura, che ha sollevato in queste settimane non poche critiche ed ironie, devo dire che personalmente non ci vedo nulla di male. Non credo, infatti, che il partito abbia commesso nessun attacco alla democrazia italiana presentando la candidatura di una persona che viene dal mondo dello spettacolo ! Non fa anch’esso parte della nostra società civile ? Come mai il Partito Democratico può candidare dei presentatori di telegiornali senza fare scandalo, mentre il PDL non può presentare delle altre rappresentanti del mondo della televisione ? Credo che avere due esponenti del mondo dello spettacolo su 72 candidati (l’altra candidata è Iva Zanicchi) sia un numero assolutamente accettabile. Tra l’altro, visto il duro sistema delle preferenze che abbiamo in Italia, saranno gli elettori a scegliere chi mandare a Bruxelles.
Mi dispiace dirlo ma ancora una volta questo grande polverone che si è alzato sulle candidature della PDL non è altro che un attacco, tra l’altro senza elementi, con l’obiettivo di colpire il Presidente Berlusconi, che avrà come unico effetto, ancora una volta, quello di penalizzare tutti quei ragazzi o ragazze che provano ad impegnarsi in prima persona per l’Italia e per l’Europa.
Per queste elezioni europee si preannuncia un forte tasso di astensione in tutti i paesi. Dove risiedono le ragioni per tanto disinteresse verso l’Europa e come si può affrontare tale fenomeno ?
Questo effettivamente è uno dei grandi problemi dell’Europa. I cittadini europei non si rendono conto dell’importanza di questo voto. Soprattutto i giovani sentono lontane queste elezioni. Io mi sono battuto assieme alla mia organizzazione (Carlo è segretario generale dello Young European Popular Party) ed a tutte le altre organizzazioni giovanili europee per far approvare un documento, firmato anche dal Presidente Barroso, contro l’astensionismo e per favorire la partecipazione al voto dei giovani. Per far questo però non sono sufficienti i documenti. Per riavvicinare i cittadini al voto è innanzitutto necessario “sburocratizzazione” le istituzioni europee. Le decisioni adottate dai funzionari di Bruxelles sono spesso percepite dai cittadini come troppo lontane dalle loro esigenze. Diciamo la verità, oggi l’Europa è percepita più come un controllore, che bacchetta gli stati membri ed impone vincoli ai suoi cittadini, che come una risorsa. Per modificare tale percezione è fondamentale, innanzitutto, far capire il ruolo che il Parlamento Europeo ha nella vita di ogni cittadino e di come i cittadini stessi possono utilizzarlo per intervenire sulle decisioni adottate a Bruxelles.
Per il futuro, invece, sarà essenziale pensare ad una riforma dei trattati che definisca con maggiore chiarezza come funziona l’Europa e che delimiti la linea delle competenze tra gli Stati membri e le istituzioni europee. Dobbiamo pensare, per la prossima legislatura, ad un Parlamento costituente che modifichi il funzionamento delle istituzioni e rilanci il processo d’integrazione europeo, oggi fermo all’approvazione del Trattato di Lisbona.
Ancora una volta per tutta la campagna elettorale si è parlato poco d’Europa e molto di temi nazionali. Quali sono i temi della tua campagna elettorale ?
La tendenza a parlare poco d’Europa e molto di temi nazionali riguarda tutti i paesi europei e non solo l’Italia. Questo è dovuto al fatto che alle elezioni europee si presentano ancora i partiti nazionali e non i partiti europei, trasformando così la consultazione elettorale in un voto sull’operato dei governi nazionali e non sull’Europa. Se si vuole eliminare tale problema bisogna iniziare a pensare di introdurre una legge elettorale europea che porti ad un sistema più uniforme, nel rispetto, ovviamente, delle differenze di ogni paese. Il mio sogno è di vedere in tutta Europa il simbolo del Partito Popolare Europeo, il che porterebbe finalmente alla definizione di programmi europei, senza guardare agli interessi nazionali. Sono sicuro che se il Parlamento Europeo acquisirà più potere e legittimazione nei prossimi anni questa riforma sarà presto alla nostra portata. In Italia, inoltre, bisogna aggiungere che la difficoltà a parlare d’Europa è aggravata dal fatto che i media nazionali affrontano in modo molto superficiale le questioni comunitarie, rendendo così ancora più difficile affrontare temi di cui la gente non sente mai parlare.

- Carlo De Romanis con il presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pöttering
-
Foto : Giovanni Andrea Panebianco (www.giovanniandreapanebianco.it)
Per quanto riguarda i temi della mia campagna elettorale, mi batto per un’Europa più integrata, solidale e sicura, ma che rispetti il principio di sussidiarietà e la sovranità degli Stati membri. Credo che questi siano i punti principali per far riprendere il processo d’integrazione europeo oggi fermo ai no dei referendum francesi, olandesi ed irlandese. E’ necessaria, dunque, una chiara ripartizione delle competenze tra Stati membri ed Istituzioni europee, così da evitare tensioni e scontri istituzionali che in questi anni hanno accresciuto la sfiducia verso Bruxelles. L’Europa deve quindi tornare ad occuparsi esclusivamente delle materie in cui gli Stati membri non sono più in grado di agire singolarmente, ritornando ad applicare quei principi di solidarietà e sussidierietà che sono stati alla base del progetto comunitario. Materie dunque come la sicurezza internazionale, lotta alla criminalità ed all’immigrazione clandestina o il commercio internazionale devono essere affidate agli organi comunitari. Prendiamo la politica estera. I recenti conflitti del Libano e della Georgia dimostrano come l’Unione Europea può giocare un ruolo forte nel mondo. Per questo sarebbe auspicabile affidare ad un grande profilo politico il ruolo di Presidente del Consiglio dell’Unione Europea che sia capace di far conoscere e rispettare le posizioni europee nel mondo. Lo stesso si può dire per i problemi del clima. E’ necessario affrontare i temi del cambiamento climatico tutti assieme, perché solo applicando il principio di solidarietà tra gli Stati membri sarà possibile affrontare tali battaglie. E’ su questi grandi temi che deve incentrarsi l’attività dell’Unione Europea nei prossimi anni, evitando invece di interferire nelle materie che restano di competenza degli Stati membri. Le grandi decisioni in materia d’energia, ad esempio, devono restare esclusiva prerogativa nazionale. Ecco dunque perché credo che sulla scelta del nucleare, l’Italia deve rimanere l’unica a decidere senza dover ricevere alcun imposizione da parte di Bruxelles.
Solo arrivando ad una chiara ripartizione delle competenze tra Stati membri ed Unione Europea sarà possibile ottenere il doppio risultato di ridare slancio al processo d’integrazione europeo e di rendere l’Europa una potenza credibile nel mondo.
Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario dalla prima elezione diretta del Parlamento Europeo. Un risultato importante per la storia europea, che però si pone in contrasto con quanti sostengono che questa istituzione è inutile e piena solo di “fannulloni e pensionati”. Come pensi che si possa rilanciare il ruolo del Parlamento nel futuro ?
Come ho già detto, il problema del deficit democratico che esiste in Europa è il primo punto che deve essere affrontato dai prossimi eurodeputati. La vita dei cittadini europei è influenzata dalle Istituzioni europee molto più di quanto i cittadini stessi riescano a partecipare ed ad influenzare le decisioni dell’Europa. Il Parlamento Europeo, nonostante gli enormi progressi fatti in questi 30 anni, è ancora troppo debole nel processo legislativo comunitario, rendendo difficile per i cittadini far sentire la propria voce a Bruxelles. Per rilanciare l’Europa dobbiamo avere il coraggio di dare più poteri al Parlamento, come in parte è previsto dal Trattato di Lisbona, ma con l’ambizione di arrivare a quanto definito dalla Costituzione per l’Europa nel 2003. Il Parlamento Europeo deve affermarsi sempre più come il punto di riferimento per compensare le scelte egoistiche dei governi dei Paesi Membri e le scelte centralistico-burocratiche che guidano la Commissione Europea. Questo potrà essere fatto solo se l’Europarlamento riuscirà a far sentire la voce di tutti i 500 milioni di cittadini europei, garantendo la partecipazione di tutte le comunità etniche e culturali presenti in Europa.
Dopo il no alla Costituzione Europea e lo stop al Trattato di Lisbona, il processo d’integrazione europeo è entrato in una fase di crisi. Quale pensi debbano essere le mosse per rilanciare l’Europa nel prossimo futuro ?
Per costruire un’Europa unita non sono sufficienti solo le riforme dei trattati o la definizione di politiche comuni da portare avanti assieme, ma è necessario arrivare alla creazione di una vera cittadinanza europea. La nostra generazione che ha avuto modo di viaggiare, di fare “l’erasmus” o di lavorare all’estero, ha sicuramente sviluppato un maggiore senso d’appartenenza al progetto europeo rispetto ai nostri padri. Tuttavia non credo che questo processo di formazione di una cittadinanza europea sia arrivato ad una conclusione. Per raggiungere tale obiettivo, secondo me, occorre seguire e rispettare due strade parallele. La prima consiste nel riaffermare il principio base dell’Unione Europea che è “uniti nella diversità”. L’Europa, infatti, non deve e non dovrà mai sostituirsi alle tradizioni ed alle culture nazionali. Non rispettare questo principio, tra l’altro, potrebbe portare, come in parte sta accadendo in alcuni paesi dell’Est, ad una crisi di rigetto verso il processo d’integrazione comunitario ed ad una ripresa dei movimenti nazionalisti antieuropei. La seconda strada da perseguire, che non deve apparire in contrasto con quella precedente, è quella che deve portare alla definizione di principi e valori comuni a tutti gli europei. Se è vero che tradizioni e culture nazionali non devono essere accantonate ma anzi valorizzate, occorre allo stesso tempo definire i principi che legano i diversi popoli europei nel loro stare insieme in Europa. Solo la definizione di questi valori comuni a tutti gli europei, infatti, ci consentirà di creare uno spazio politico che sia veramente condiviso da tutti i cittadini. Ecco la ragione per cui credo che sia stato un errore eliminare dal testo della Costituzione il richiamo alle radici cristiane come base di unità e di convivenza dei popoli europei.
Se sarai eletto, sarai chiamato anche tu a decidere della nuova Commissione Europea. Il dibattito su questo tema, però, appare finito ancora prima d’iniziare. Non pensi che sia stato un errore l’aver già annunciato la riconferma di Barroso come Presidente ?
Non credo che non ci sarà un dibattito sulla scelta del prossimo Presidente della Commissione Europea. Il Presidente Sarkozy, ad esempio, nei mesi scorsi è già intervenuto sollevando qualche dubbio sulla rielezione del Presidente Barroso. Sono convinto che la discussione su tale questione si aprirà immediatamente dopo il voto per il Parlamento Europeo. Qualsiasi decisione sulla prossima Presidenza della Commissione, infatti, è legata ai risultati delle elezioni europee, visto che spetterà al gruppo politico più grande di proporre il nome per la prossima Commissione.
Io mi auguro, e credo che sarà così, che il primo partito in Europa sarà ancora il PPE. Spetterà dunque a tale gruppo avanzare il nome del candidato Presidente, tenendo ovviamente in considerazione le richieste degli Stati membri. Insomma il processo è ancora lungo e nulla è ancora stato deciso. Vero è che, ad adesso, sembra esserci un accordo per la riconferma del Presidente Barroso. Ma non c’è solo lui. All’interno del gruppo popolare sono già emersi come possibili candidati anche i nomi del Premier olandese Balkenende, dell’austriaco Schussel o del lussemburghese Junker. Tutti leaders di piccoli paesi che giustamente vogliono contare nel processo europeo. Sono convinto quindi che dopo il voto si aprirà un vero confronto sul futuro della Commissione e che questo coinvolgerà, senza alcun dubbio, tutti i cittadini europei.
Carlo, un’ultima domanda per chiudere questa intervista. Qual è il tuo sogno europeo ?
Il mio sogno europeo è quello di vedere tutti i giovani europei riuscire ad approfittare delle potenzialità dell’Europa. Sarebbe bello se tutti avessero l’occasione di fare un’esperienza in un altro paese europeo per studio o per lavoro così da avere la possibilità di conoscere altre culture ed altri sistemi. Sono convinto che questa è la strada migliore per arrivare alla formazione di una vera cittadinanza europea. Questo, d’altronde, è uno dei punti principali per cui mi batterò se sarò eletto. Approfitto di questa domanda per esprimere un auspicio per le prossime decisioni che saranno prese sull’Unione Europea. Sono convinto che una delle priorità per l’Europa sia quella di arrivare rapidamente alla costituzione di un esercito unico europeo. Come dimostrano i casi del Libano e dei Balcani, quando l’Europa decide di intervenire sulla scena internazionale è capace di tutelare le popolazioni oppresse, far rispettare i diritti dell’uomo ed arrivare a fermare i confitti tra stati. Mi auguro dunque che nell’immediato futuro l’Europa si doti di un esercito comune per potersi così interessare sempre più alla pace ed alla stabilità internazionale.
(Foto logo : Carlo De Romanis)


Newsletter
Euros du Village
Gli Euros
Die Euros
The Euros
Los Euros
