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Italia-Libia : trattato di Amicizia e lotta all’immigrazione clandestina. Che ruolo per l’Unione europea ?

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All’inizio di marzo il Parlamento libico ha ratificato il Trattato di Amicizia, partenariato e cooperazione, firmato a Bengasi dal Presidente Berlusconi e dal Colonnello Gheddafi lo scorso 30 agosto. La ratifica italiana era già intervenuta con una larga convergenza tra maggioranza e opposizione nel mese di febbraio. La politica di lotta all’immigrazione è inserita in un trattato che intende porre fine al contenzioso tra Italia e Libia in materia di passato regime coloniale. La giornata del 30 agosto rappresenta la data simbolo del ricongiungimento tra i due popoli e come tale entra nel calendario della memoria storica delle due nazioni. Di fronte alla seduta del parlamento libico Berlusconi ha presentato le scuse ufficiali per l’ingiustizia del dominio coloniale : “accuso il nostro passato di prevaricazione sul vostro popolo e vi chiedo perdono”. Dal canto suo, Gheddafi ha mostrato la sua ritrovata volontà di contrastare l’immigrazione clandestina, problematica talvolta strumentalizzata dal leader libico come leva per alzare la posta in gioco nei rapporti tra Italia e Libia.

Bengasi è un passaggio chiave nell’intensificazione del partenariato che include iniziative in numerosi ambiti, dialogo politico, rifornimento energetico, incremento dell’interscambio, finanziamento di opere pubbliche e cooperazione universitaria e culturale. Tuttavia, ieri come oggi, gli sviluppi nei rapporti bilaterali sono strettamente legati ai successi nella lotta all’immigrazione clandestina in un quadro politico e normativo in cui la dignità della persona umana sia contemplata e rispettata. In tema di rispetto dei diritti umani l’azione della Politica di Vicinato dell’Unione europea può integrare quella italiana che su questa questione nodale non interviene in profondità. Il passato coloniale, seppur ricomposto, non permette all’Italia di ergersi ad autorità morale.

Volontà libica di contrastare l’immigrazione clandestina ? Restano alcune incognite…

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Berlusconi e Gheddafi

Un fontomontaggio di Roberto Gimmi ; fonte : www.flickr.com

La Libia, che non è un paese di emigrazione, costituisce un territorio di transito per l’immigrazione sub-sahariana, macro regione estremamente povera e peraltro vittima di conflitti. Sudan, Ciad e Niger sono gli stati che toccano il fianco sud della Libia. A partire dal 2004 il Sudan ha tristemente acquisito notorietà internazionale per gli effetti della crisi umanitaria in Darfur che ha finora provocato circa 300.000 morti e più di due milioni tra sfollati e rifugiati. Questa massa migratoria genera ripercussioni nel vicino Ciad che mal volentieri ne ospita i campi profughi. Lo stesso Niger è territorio di transito di migranti provenienti dalla Nigeria, lo stato più popoloso dell’Africa nera e con prospettive di crescita demografica allarmanti. L’immigrazione sub-sahariana include anche flussi originari della regione del Corno d’Africa, dove le prospettive di sviluppo sono indebolite dalla persistente tensione militare sul confine etiopico-eritreo e dalla insoluta crisi somala.

Le rotte migratorie convergono verso il lunghissimo confine meridionale della Libia, permeabile in quanto territorio desertico e mal sorvegliato dalla polizia libica ; carente di adeguate strutture di monitoraggio. La limitatezza dei mezzi è un problema che emerge anche per quanto riguarda i quasi 1800 km di costa mediterranea. La Libia non dispone di forze navali sufficienti per il pattugliamento e soffre peraltro la collusione degli apparati di polizia con le organizzazioni criminali che gestiscono il business dell’immigrazione clandestina.

Per far fronte all’emergenza degli sbarchi a Lampedusa, il Ministro Maroni ha optato per un’intesa bilaterale con la Libia, procedendo lungo un percorso già avviato da Amato, suo predecessore agli Affari Interni. All’inizio di febbraio il Ministro ha sottoscritto il protocollo di attuazione dell’accordo di collaborazione tra Italia e Libia in materia di lotta all’immigrazione clandestina risalente al dicembre 2007. L’intesa bilaterale rappresenta un tentativo di esternalizzare le procedure di detenzione amministrativa e rimpatrio anche alla luce del sovraffollamento del centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa. L’Italia intende quindi rafforzare le capacità operative della Libia affinché la rotta dei migranti sia direttamente interrotta al confine meridionale libico o a largo delle coste africane, affidando in questo modo alle autorità di questo paese il delicato compito di detenere i migranti e procedere con la riammissione nei paesi di provenienza. Il protocollo prevede quindi la dotazione alle forze di polizia libiche di nuove motovedette, equipaggiamenti misti e la costruzione per opera di Finmeccanica di una rete di controllo satellitare per monitorare le frontiere di sabbia. Il Trattato di Bengasi fa da cappello a queste intese precedenti e l’articolo 19 in materia di collaborazione nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti e all’immigrazione clandestina fa riferimento all’Unione europea per la copertura finanziaria del 50% della rete di controllo satellitare da installare.

Arrivo di clandestini nel mare di Lampedusa
Fonte : www.wikipedia.org

La via dell’accordo bilaterale è coerente con l’interesse dell’Italia ad una compartecipazione costruttiva nella gestione del flusso migratorio. Tuttavia, di fronte a questo legittimo interesse sorge il dubbio circa l’affidabilità della controparte nella centrale questione del trattamento degli stranieri che transitano nel territorio libico. L’Italia si assume infatti la responsabilità di contrastare l’immigrazione clandestina con un partner che non ha sottoscritto la convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati, che non riconosce l’intermediazione internazionale all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e che non ha una normativa per il regime di asilo e protezione umanitaria. Il Trattato di Amicizia affronta quindi la questione del rispetto della dignità del migrante con un generico riferimento al valore che le parti attribuiscono ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La questione non è secondaria, tenendo conto che i rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International denunciano da tempo le condizioni cui sono sottoposti i migranti nei centri di detenzione in Libia : arresti indiscriminati, violenze, torture, deportazione forzata e connivenze tra polizia e trafficanti.

L’azione dell’Unione europea può bilanciare l’ambiguità dell’accordo bilaterale ?

La questione del rispetto dei diritti umani è da affrontare con il giusto grado di emotività. Il dubbio sull’affidabilità del partner non può infatti portare alla conseguenza di lasciare alla sola Italia tutto il peso della gestione della detenzione e della riammissione dei migranti. Al tempo stesso, la partnership, pur fotografando uno stretto legame economico (si pensi all’attività di estrazione di idrocarburi di ENI oppure al gasdotto Greenstream) e finanziario (si pensi alla recente partecipazione azionaria in Unicredit della Central Bank of Lybia) tra i due paesi, non è uno strumento tramite cui l’Italia può ritagliarsi un ruolo politico di promotore di democrazia e legalità in Libia. Una soluzione per recidere in parte la questione potrebbero derivare dall’azione dell’Italia in seno alle Istituzioni europee.

In materia di asilo e immigrazione l’Unione ha recentemente approvato la direttiva 2008/115 che stabilisce standard e procedure comuni per il rimpatrio dei migranti e sponsorizza la cooperazione degli Stati Membri con i paesi di origine e di transito. Proprio i finanziamenti previsti dalla direttiva dovrebbero coprire il 50% del costo della rete satellitare per il confine libico meridionale. L’Unione europea si è interessata alla rotta migratoria passante per la Libia con un progetto di assistenza diretta al monitoraggio della frontiera con il Niger, rientrante nel programma quadro “Asilo e Migrazione”. Frontex, l’agenzia comunitaria per la gestione delle frontiere, è invece impegnata in attività di formazione della polizia doganale libica e trasferimento di tecnologie.

Tuttavia, è in primo luogo l’azione di politica internazionale dell’Unione europea che può apportare un significativo contributo alla questione dei diritti umani dei migranti di transito in Libia. L’Unione europea ha infatti le potenzialità per incidere in profondità nei rapporti che intrattiene con i suoi interlocutori sul piano delle relazioni esterne. Queste potenzialità derivano dalle capacità finanziarie del budget della Commissione, nello specifico lo Strumento della Politica europea di vicinato, dalla competenza esclusiva della Comunità in materia di accordi commerciali per creare zone di libero scambio e dal peso politico dell’Unione e dei 27 Stati Membri in sede internazionale. La Politica estera di vicinato intende utilizzare queste leve per perseguire l’obiettivo dell’estensione dell’area di prosperità del mercato unico a quei paesi limitrofi che intendano intraprendere un serio percorso di riforme interne nel campo del rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. La forza di attrazione di questo disegno dovrebbe far convergere la Libia verso un deciso cambiamento in termini di standard di diritti accordati a cittadini e stranieri.

Nel 2003 Gheddafi ha avviato il processo di uscita dall’isolamento internazionale con la pubblica rinuncia alle armi di distruzione di massa e al sostegno politico e finanziario del terrorismo islamico L’isolamento aveva tenuto la Libia fuori dalla cerchia dei paesi beneficiari della partnership Euro-Mediterranea, avviata a Barcellona nel 1995, e aveva impedito di sottoscrivere un accordo-quadro con l’Unione europea. Lo scorso luglio la Commissaria alle Relazioni esterne, Benita Ferrero Waldner, ha ricevuto dal Consiglio Europeo un mandato negoziale per rimediare a questa mancanza, che costituisce un unicum per la regione.

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Rovine romane a Sabratha, in Libia

Fonte : www.flickr.com © Bryn Pinzgauer

I negoziati, iniziati lo scorso novembre, prevedono un ampio spettro di settori nevralgici di cooperazione, ambiente, energia, commercio, dialogo politico e lotta all’immigrazione clandestina. I negoziati hanno un percorso lungo e tortuoso che l’Italia dovrebbe contribuire a porre tra le priorità dell’agenda di politica estera dell’Unione. Lo sdoganamento di Gheddafi sul piano internazionale, operazione cui Berlusconi ha pienamente contribuito, non da ultimo con il Trattato di Bengasi, non può infatti prescindere dall’avvio di un percorso di riforme interne che i negoziati europei possono incentivare. Gheddafi ha varato una serie di riforme in materia di libertà economiche per superare l’eredità storica del socialismo arabo. Sul versante istituzionale, politico ed amministrativo molto rimane ancora da fare come i rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International rilevano.

La Politica Estera di Vicinato giungerà a risultati tangibili in Libia anche e soprattutto se avrà un impatto positivo nei restanti paesi del Mediterraneo meridionale, in particolare nella vicina Tunisia, e se le condizioni di politica internazionale, nello specifico il processo di pace in Medio-Oriente, lo permetteranno. Le prospettive di un sostanziale miglioramento della situazione dei diritti umani in Libia, con relativo adeguamento alla normativa internazionale anche in materia di asilo e protezione umanitaria, sono quindi di lungo periodo. Tuttavia, buona politica vorrebbe che il Trattato di Amicizia, partenariato e cooperazione, citando il ruolo dell’Unione europea, facesse riferimento agli sviluppi dei negoziati piuttosto che al mero ruolo della Commissione nel finanziamento di un’opera infrastrutturale, decisa in sede bilaterale.


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UnoChePassavaDiQui
22 mars 2009
17:01
Italia-Libia : trattato di Amicizia e lotta all’immigrazione clandestina. Che ruolo per l’Unione europea ?

Articolo molto interessante. Complimenti !

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Guido
25 mars 2009
10:14
Italia-Libia : trattato di Amicizia e lotta all’immigrazione clandestina. Che ruolo per l’Unione europea ?

Complimenti per l’attenta analisi delle relazioni tra Italia e Libia e del potenziale supporto che l’Unione Europea puà dare allo sviluppo dei diritti umani in Libia.

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Gianna
26 février 2010
18:05
Italia-Libia
Italia-Libia : trattato di Amicizia e lotta all’immigrazione clandestina. Che ruolo per l’Unione europea ?

Ciao Valerio, mi associo ai complimenti per l’attento articolo sulla questione dell’immigrazione nell’ambito dell’accordo fra Italia e Libia e sul necessario apporto dell’Ue. Io sono una studentessa di scienze politiche e sto trattando questo tema nella mia tesi di laurea, e ovviamente la tua relazione è un attimo contrubuto ! :) Quindi ti ringrazio, e in più volevo chiederti se potresti fornirmi i dati adatti per citare il tuo articolo tra le fonti..

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Andrea
26 avril 2010
19:25
Italia-Libia : trattato di Amicizia e lotta all’immigrazione clandestina. Che ruolo per l’Unione europea ?

Testo scritto molto bene. Attenzione, però, al seguente passaggio : « La questione del rispetto dei diritti umani è da affrontare con il giusto grado di emotività. Il dubbio sull’affidabilità del partner non può infatti portare alla conseguenza di lasciare alla sola Italia tutto il peso della gestione della detenzione e della riammissione dei migranti ». Il problema, a mio avviso, è che quel che non è un semplice dubbio (guardare, ad esempio, il rapporto dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa marzo 2010 sui respingimenti fatti in seguito al Trattato http://assembly.coe.int/Documents/W...) avrebbe dovuto, come minimo, indurre il governo italiano a maggiore prudenza. Un’ altra « certezza », a mio avviso, appare più pertinente del dubbio da te evocato. L’accordo Italia-Libia si sostanzia, in pratica, in un non troppo nobile scambio tra gestione di flussi migratori e concessioni economiche. Pur di sbarazzarsi degli scomodi (da un punto di vista elettorale e di immagine)barconi nei mari italiani, il governo italiano decide ’investire miliardi di euro in strutture’ in Libia, facendo un bel regalo al simpatico Gheddafi. Realpolitik con il sangue dei migranti. Chapeau.

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Auteurs

Valerio CENDALI PIGNATELLI

Valerio a obtenu le diplôme de premier cycle en Sciences Politiques, cours d’études en Droits de l’Homme, de l’Université de Bologne, en suivant un semestre académique auprès de Sciences Po Paris grâce à la bourse Erasmus. Son intérêt pour la politique (...)
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