Jobbik affonda le sue radici nei temi tradizionali dell’estrema destra ungherese e si scaglia contro quelli che vengono definiti come “nemici della patria” : Zingari in primo luogo, poi gay, socialisti (bolscevichi), capitalisti, politici corrotti e per finire l’asse Tel Aviv – Washington – Bruxelles. Quest’ultimo, sintomatico oltre che di un forte e dichiarato anti-europeismo, anche di un mal celato antisemitismo. La ragione storica di tutto è il “vergognoso Trattato del Trianon” che dopo la fine della grande guerra smantellò il Regno d’Ungheria riducendone il territorio di due terzi e lasciando una ferita aperta nonostante siano passati ormai 90 anni. Per di più, la tanto attesa adesione all’Unione Europea del 2004 non ha prodotto i risultati sperati in termini di crescita economica e creazione di nuovi posti di lavoro. Questo ha generato un malcontento generale e una frustrazione soprattutto nelle fasce giovanili dell’elettorato che non trovando alternative valide tra i partiti tradizionali, si sono rifugiati in una realtà fatta di campi della gioventù e rock identitario. Una sottocultura, questa dell’estrema destra ungherese, assimilabile anche alle esperienze nostrane ; basti pensare ai Campi Hobbit organizzati dal Fronte della Gioventù negli anni ’70 e ’80 dove ad esibirsi erano gruppi come gli Amici del Vento e la Compagnia dell’anello.
Dal 2006 il Movimento per un’Ungheria Migliore comincia a strutturarsi come un vero partito potendo contare anche sulla leadership carismatica del suo nuovo segretario Gabor Vona. Il giovane leader, che non perde occasione per rivendicare le sue origini “contadine” e “anticomuniste”, è dotato di una dialettica convincente e di un volto sorridente e pulito, attributi che gli hanno consentito di conquistare spazi mediatici “vitali” che solitamente non vengono concessi a partiti così marginali e controversi (Jobbik era in questo periodo un partito dato al 2%). Il resto lo hanno fatto le paure e le insicurezze del popolo magiaro. Non sorprende allora che anche al Parlamento europeo lo Jobbik abbia il volto rassicurante di Krisztina Morvai, un’affascinante donna in carriera con un curriculum da giurista di livello internazionale esperta in diritti umani, nonché madre di 3 figli, che proprio il leader Vona ha fortemente voluto in lista per le europee del 2009. L’elezione di 3 eurodeputati rappresenta un’altra scommessa vinta da Vona, a tal punto che la Morvai figura già come candidata ufficiale del partito per le prossime elezioni presidenziali.
Un lupo travestito da agnello è pur sempre un lupo, e a ricordarcelo ci pensano i militanti duri e puri della Guardia Magiara, l’organizzazione paramilitare legata al partito che nel 2009 è stata messa al bando per “incitazione all’odio” dopo che ne l paese si erano verificati alcuni attacchi mortali a danno della minoranza Rom. Proprio sulla difesa della Guardia Magiara e sulle recenti proteste di piazza organizzate per la liberazione dell’attivista di estrema destra György Budaházy, si è consumata la prima faida tutta interna al partito. Ad attaccare frontalmente il leader Vona e la sua ristretta cerchia di amici è stato Lajos Pősze ormai ex deputato di Jobbik cacciato dal partito dopo aver chiesto una chiara presa di distanza dalla Guardia Magiara e dall’affaire Budaházi. Momenti di tensione si sono avuti anche lo scorso gennaio in occasione della votazione del budget del partito da parte del comitato nazionale ; questa volta i “moderati” hanno minacciato la scissione e Vona, la cui leadership sembra sempre più problematica, ha dovuto intavolare singoli colloqui con ogni membro del gruppo per districare una situazione alquanto delicata.
Un bel da fare insomma per il segretario che da qualche mese è alle prese con una vera e propria emorragia di consensi. Lo Jobbik è infatti passato dal 16,67% dell’aprile 2010 al 6% dell’ultima rilevazione Ipsos di gennaio 2011. A conti fatti si sono volatilizzati una decina di punti percentuali in meno di 10 mesi e la soglia di sbarramento, che in Ungheria è prevista al 5% per entrare in parlamento, è tornata pericolosamente vicina. Il principale artefice di questa perdita di consensi è il Premier Victor Orban non a caso ribattezzato “Viktator” dopo la discussa legge bavaglio sulla stampa recentemente criticata anche dall’UE. La sua strategia, che ricorda molto quella attuata da Sarkozy prima delle presidenziali francesi del 2007, consiste sostanzialmente nell’attuare una politica dinamica e muscolare incentrata sui temi della disoccupazione e della sicurezza. Il Fidesz sta erodendo lo Jobbik proprio come l’UMP riuscì a fare con il Front National di Le Pen. Questa captazione dei temi cari all’estrema destra sta portando profitto al partito del Premier che, sondaggi alla mano, attualmente può contare sul 32% di consensi, il triplo rispetto al principale partito d’opposizione MSZP. Lo Jobbik è dunque costretto a rincorrere la maggioranza di governo, lo dimostra il fatto che almeno la metà delle leggi e degli emendamenti presentati dal Fidesz in parlamento, abbiano registrato voto favorevole da parte della formazione di estrema destra. Interessante sarà dunque vedere quali saranno le future strategie dello Jobbik per riconquistare consensi in vista della scadenza del 2014. In ballo non ci sono solo 47 seggi, ma la sopravvivenza stessa del partito.


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