
- L’Agorà dei cittadini
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Organizzata dal Parlamento, l’Agorà dei cittadini vuol far riflettere 500 rappresentanti della società civile su un tema per elaborare delle idee da consegnare ai leader politici.
Jeremy Rifkin può essere considerato come l’americano più influente a Bruxelles. Dalla pubblicazione del suo best-seller The European Dream : How Europe’s Vision of the Future Is Quietly Eclipsing the American Dream è diventato consigliere prediletto di diverse presidenze del Consiglio, e la sua teoria sulla terza rivoluzione industriale ha influenzato moltissimo le strategie dell’Unione in materia di energia e cambiamenti climatici. Secondo lui, ci troviamo adesso al tramonto dell’era dell’energia fossile e all’alba di una nuova era basata su un’energia distribuita, ossia su un sistema decentralizzato nel quale ogni casa, fabbrica o ufficio produrrà la propria energia, utilizzando il vento, il sole, i rifiuti, le correnti marine, ecc. Sempre secondo Rifkin, bisogna farla finita con le centrali che distribuiscono energia su scala nazionale e concentrarsi su una fitta rete di piccole unità che producono energia su piccola scala ma che possono anche venderne e acquistarne sulla rete. Il vantaggio di un sistema del genere risiede nel fatto che non richiede investimenti massicci (le tecnologie sono già disponibili) e opera ad un livello molto vicino al cittadino. Tuttavia, alcuni aspetti del progetto di Rifkin sembrano molto più difficili da realizzare (ad esempio, il passaggio all’idrogeno come mezzo per stoccare e trasportare energia) e permangono molti interrogativi sulla realizzazione concreta di questo sistema.
Che fa l’Europa in questo processo ?
Secondo Rifkin, l’Europa è il laboratorio nel quale si può trasformare l’organizzazione della società. Egli vede in Europea una netta preferenza per valori come la qualità di vita o lo sviluppo sostenibile, diversamente dalla società americana, che pone la crescita economica come unico indice di progresso. Inoltre, la taglia del mercato europeo permette all’Unione di imporre le sue scelte in modo credibile, e abbassa il rischio di perdita di competitività globale o di fuga di investimenti nei paesi meno inclini alle norme ambientali. La terza rivoluzione industriale va quindi di pari passo con il progetto di mercato comune e, più in generale, con il sogno europeo già promosso dall’economista di Denver, in cui il Vecchio Continente sarebbe da esempio al resto del mondo.
Un’agenda ricca di impegni

- Lo scioglimento dei ghiacciai
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Lo scioglimento dei ghiacciai è una delle manifestazioni più visibili dei cambiamenti climatici.
Il passaggio alla terza rivoluzione industriale di Rifkin non deve essere inteso come un programma dettagliato che apporterebbe la soluzione ai problemi ambientali. Si tratta piuttosto di una grande visione che dovrebbe ispirare i leader politici. E in questa logica, Rifkin può vantarsi di ispirare Bruxelles. L’anno scorso, ad esempio, il Parlamento europeo ha lanciato un appello per una terza rivoluzione industriale. Il Consiglio e la Commissione hanno consegnato dei documenti che presentavano delle strategie a medio e lungo termine in linea con la teoria dell’Americano. Sulla stessa linea, ci sono molte iniziative esemplari sul tavolo del potere legislativo dell’UE e la presidenza francese del Consiglio vuole porre l’ambiente al centro della sua azione.
La discussione al Consiglio del pacchetto energia e clima si annuncia come una dei momenti caldi dell’autunno. Il progetto prevede una riduzione del 20% delle emissioni di carbonio (o 30% se altri paesi sviluppati si allineeranno agli obiettivi dell’Unione), un aumento dell’efficienza energetica della nostra economia e 20% dei nostri consumi da ricavare da energie rinnovabili. Rifkin vede in quest’ambiziosa strategia un primo passo verso la terza rivoluzione energetica. Le scelte del Consiglio saranno decisive, ma esiste il rischio reale che il progetto venga svuotato della sua sostanza. La revisione del Mercato dei permessi di emissione di carbonio (ETS) è anche uno dei punti sensibili dell’agenda legislativa. Il mercato del carbonio è in effetti un elemento cruciale del pacchetto energia e clima. Il sistema attuale, che ha dato già dei buoni risultati, verrà considerato un successo solo se sarà seguito da un progetto più ambizioso.
Credibilità all’estero, legittimità in Europa
Uno sviluppo favorevole in questa direzione permetterebbe all’Unione di affrontare favorevolmente la conferenza internazionale di Copenhagen che nel 2009 riunirà i paesi membri della Convenzione dell’Onu per combattere i cambiamenti climatici (UNFCCC). Questa riunione sarà un’ulteriore opportunità per cercare di allineare i diversi paesi e per consolidare il ruolo di leader ecologico dell’Europa, conferitole da Rifkin. Se l’Europa riesce a provare che è capace di lanciare riforme ambiziose per garantire lo sviluppo sostenibile e allo stesso tempo la crescita economica, probabilmente il resto del mondo seguirà le sue orme.
Per Bruxelles è anche una questione di legittimità interna. L’ambiente è certamente uno dei settori in cui l’Unione ha spazio per sviluppare tale legittimità e costruire un più grande consenso dei cittadini. Gli ultimi Eurobarometri pongono l’ambiente tra i primi argomenti sensibili dei cittadini e tra le prime aspettative di azioni comunitarie in questo senso. Ora il contesto è ideale per adottare delle soluzioni ad ampio spettro per lo sviluppo sostenibile. E, data la globalità del problema, un’azione da Bruxelles potrebbe rivelarsi migliore di quella di un qualsiasi Stato membro.
L’Agorà dei cittadini del Parlamento è quindi un elemento positivo per coinvolgere il cittadino nelle politiche climatiche. Grazie ad essa è tornata di attualità la richiesta dei cittadini di un’azione mirata in materia di ambiente per stimolare l’impegno di Bruxelles in questo senso. Ora è importante che tutte queste promesse non rimangano lettera morta. Se così fosse, la debolezza del legame tra i leader politici e i cittadini europei potrebbe trasformarsi in una reale, lunga e ostile frustrazione.
(Traduzione di Sara Polidoro)


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L’Europe, ange Gabriel d’une économie sans carbone ? 



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