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Se l’Eyjafjallajokul manda in tilt la governance UE

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Il blocco dei cieli europei e le lungaggini della coordinazione comunitaria

La vicenda della nube che sta ancora bloccando i cieli del Vecchio Continente ci racconta molto dell’Europa, della sua economia e del suo metodo di governo. Bruxelles è nell’occhio del ciclone per non aver offerto un responso rapido e coordinato all’emergenza. E intanto, rimasti a terra, i politici scoprono i benefici della tecnologia tra teleconferenze, internet e blackberry

La vicenda della nube che sta ancora bloccando i cieli del Vecchio Continente ci racconta molto dell’Europa, della sua economia e del suo metodo di governo. Con uno slogan, infatti, potremmo dire che ha fatto di più Ryanair per l’integrazione europea di quanto non abbiano potuto decine di discorsi politici. Ryanair, s’intende, è una sineddoche per dire la concorrenza nei cieli, i regolamenti europei che l’hanno permessa e il conseguente aumento della mobilità delle persone entro quell’originale invenzione che fu il Mercato Interno. Allora, nei giorni in cui Ryanair e tutte le altre compagnie hanno sospeso i propri voli, proviamo a trarre qualche lezione. Le considerazioni su questo evento naturale possono essere almeno di tre ordini : economiche, istituzionali e aneddotiche (con qualche curiosa implicazione di policy).

La cenere del Vulcano e le ceneri delle compagnie aeree

Per quanto riguarda l’aspetto più prosaico, ovvero quello delle perdite economiche dirette e indirette dell’eruzione del birichino Eyjafjallajokul, il Financial Times del 20 Aprile ha aperto con questo bollettino di guerra : 200 milioni di euro persi dalle compagnie aeree, 6.8 milioni di passeggeri a terra, 82.000 voli cancellati in Europa e altri 190 milioni di perdite per le società aeroportuali. Altre perdite sono ancora da calcolare, ovvero quelle collegate ad un’economia europea in cui manager, merci e passeggeri sono ormai abituati a pensare sempre di più ad un mercato che va oltre i confini nazionali. E quindi, quando la cenere vulcanica ci mette a terra, questo significa riunioni saltate, merci in ritardo, famiglie divise a metà, ritardi e assenze sul lavoro, team di dipendenti cui pagare un albergo oltreoceano. Il settore aereo, poi, rischia di nuovo la pelle : dopo l’11 settembre, l’aviaria, l’H1N1 e le tempeste di neve, le ceneri islandesi hanno di nuovo messo in ginocchio le compagnie aeree : Lufthansa ha tenuto a terra 1800 voli, Virgin Atlantic 25000 passeggeri e British stima fino a 20 milioni di sterline in perdite. Tutto ciò ha portato il Commissario Almunia a dichiarare che “l’UE è pronta a valutare richieste di aiuti di Stato”. E con gli aiuti di Stato, monitorati dalla Commissione, arriviamo al nodo istituzionale.

L’UE e l’eruzione : un problema di governance ?

Le emergenze, lo sappiamo bene in Italia, hanno bisogno di essere “governate”. Non le puoi prevedere, ma puoi costruire un sistema di governance per gestirle, una volta che sono accadute. Per un settore come quello dell’aviazione, poi, dovrebbero per definizione funzionare meglio i sistemi di coordinamento europei : gli aerei non si fermano sulle Alpi – e nemmeno le ceneri vulcaniche. A leggere i giornali si capisce come Bruxelles venga fortemente criticata : gran parte dei media europei, il 20 Aprile, ha aperto con un liberatorio “UE, c’è l’accordo sul via ai voli”. Il Commissario europeo ai Trasporti, Siim Kallas, è intervenuto al Parlamento europeo di Strasburgo (mezzo vuoto per ovvie ragioni) difendendo la risposta UE : « E’ del tutto falso dire che è stato un completo insuccesso del modello europeo – ha tuonato –. E dire che i ministri dei Trasporti avrebbero dovuto intervenire immediatamente significa affermare una cosa che è all’opposto della maniera in cui le cose sono organizzate in Europa, dove questo genere di decisioni è nelle mani di esperti e di organismi indipendenti, e non dipende da scelte arbitrarie ». Organismi ed esperti della cui esistenza, peraltro, i giornali non ci informano mai. Nell’era pre- Eyjafjallajokul pochi sapevano, infatti, che esistesse un’autorità per la sicurezza aerea chiamata Eurocontrol. Dalla parte del Commissario Kallas si sono schierati anche molti eurodeputati. La francese Christine de Veyrac (Ppe) ha attaccato le compagnie aeree “che esigono la riapertura totale e immediata dello spazio aereo in base a qualche volo di prova”, mentre il capogruppo dei Verdi Daniel Cohn-Bendit ha tagliato corto dicendo che “è idiota e assurdo dire ora che si sarebbe dovuto lasciar volare gli aerei”. Una cosa, intanto, è certa : le associazioni dei consumatori, in tutta l’UE, possono dare indicazioni rassicuranti su come ottenere i rimborsi. “Il passeggero ha diritto al rimborso entro sette giorni senza penali dell’intero costo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata”, ricorda oggi il Codacons, riferendosi alla normativa europea in merito.

L’ironia della Policy

Gli aneddoti, se dobbiamo trovare qualcosa di positivo nella vicenda, sono l’unica parte divertente del blocco aereo che l’Europa sta cominciando lentamente a smaltire. Se escludiamo i manager delle multinazionali, non c’è forse categoria di frequent-flyer più accanita degli eurodeputati e dei commissari europei. Anche in questo senso, la settimana è campale : il buon Barroso ha lottato per arrivare, venerdì 16, agli Stati Generali dell’Europa a Strasburgo. Meno fortunata la sua collega Neelie Kroes, Commissario all’Agenda digitale, che avrebbe dovuto raggiungere Granada – in Spagna – per partecipare all’evento di lancio della Strategia sull’Europa digitale della Presidenza Spagnola. E così molti altri colleghi. Con una battuta, potremmo anche chiamarla “la settimana in cui l’Europa riscoprì la videoconferenza”. E’ proprio lei, infatti, la videoconferenza, ad aver salvato migliaia di riunioni sparse per il Vecchio Continente. Ironia della policy, poi, ha salvato proprio quel meeting di Granada in cui – in maniera forse poco convinta – i ministri delle telecomunicazioni UE hanno discusso del “ruolo dell’ICT per un’economia più sostenibile” (tra le priorità top della Strategia EU 2020). Chissà che le ceneri dell’Eyjafjallajokul, che ci hanno tutti costretti all’utilizzo intensivo di videoconferenze, Internet e Blackberry, abbiano dato una marcia in più all’obiettivo di un’economia europea “più verde, più inclusiva e più intelligente”.

(Foto : gonzalo ar ; fonte:flickr.com)


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Chiara Mazzone
22 avril 2010
11:02
Se l’Eyjafjallajokul manda in tilt la governance UE

Ottimo pezzo Alessaandro. Un commento complementare pero’ : forse che le ceneri dell’Eyjafjallajokul abbiano anche ’coperto’, giustificandola, l’assenza dei leader europei agli ossequi del Presidente polacco ? Sciagure ambientali che si mescolano alla geopolitica europea..

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Alessandro GROPELLI

Alessandro is an Italian journalist with a strong managerial background. Member of the Italian Journalist Association since 2004, he graduated from Bocconi University in the field of Public Management. Within the graduate exchange program, he (...)
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