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La via belga per battere la speculazione internazionale

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Ansia da “spread” ? Difficoltà a trovare finanziatori sui mercati internazionali ? Stufi di regalare soldi ai grandi speculatori internazionali ? Il Belgio ha sperimentato una soluzione interessante per la vendita dei titoli di Stato.


Il Belgio sembra aver trovato una soluzione al problema di come rifinanziare il proprio debito pubblico. In questi mesi siamo tutti diventati familiari con i termini tecnici di “credit spread” (differenziale del tasso di rendimento di un’obbligazione a rischio e quello di un titolo a bassissimo rischio), “rating internazionale” (il valore di affidabilità del rischio assegnato ad titolo di un Paese o ad un’azienda sul mercato internazionale), “agenzie di rating” (gli istituti preposti ad attribuire il giudizio di affidabilità). Grazie alla crisi, quindi, siamo diventati tutti un po’ più esperti di finanza internazionale. Un principio chiaro a tutti oggi è che più basso è il rating di un Paese, più bassa è la possibilità di ottenere finanziamenti sul mercato finanziario, e quindi più alto è il prezzo che bisogna pagare per ottenerli. Il principio è semplice, ed anche giusto, meno si è affidabili, più interessi bisogna pagare per farsi prestare i soldi, dato il rischio che deve correre l’investitore (più difficile è invece capire su quali basi si determini se un investimento sia affidabile o meno, ma questo è un altro discorso). Così quando un Paese è considerato poco affidabile, come ad esempio l’Italia, esso deve pagare un tasso d’interesse più alto per vendere i propri titoli e questo fa aumentare il volume del debito che questo stato dovrà ripagare in futuro. Il problema che si pone per i governi, in particolare per quelli che sono finiti nella morsa della speculazione internazionale, è che superato un certo tasso d’interesse questo diviene insostenibile, nel senso che è talmente elevato il valore dell’interesse da pagare che il volume totale del debito rischia di non essere più ripagabile. Questa, ad esempio, è la difficoltà che incontra oggi la Grecia sul mercato internazionale. Il governo di Atene, infatti, se volesse piazzare propri titoli di Stato dovrebbe pagare quasi il doppio d’interessi per ogni titolo venduto. Un po’ come finire in mano agli strozzini...

La soluzione belga : un esempio per l’Italia ?

Il governo del Belgio, per evitare di finire schiacciato nella morsa della speculazione internazionale, cioè del gioco del rialzo dei tassi, ha adottato una soluzione semplice ma interessante. Nel novembre del 2011, quando il panico da spread toccava gran parte dei Paesi europei, è stata organizzata un’asta dei titoli di Stato a 3, 5 ed 8 anni, a tassi d’interesse fissi, che andavano dal 3,5 % al 4,5%, a seconda della durata del titolo, destinata esclusivamente ai risparmiatori privati. Il risultato è stato un successo. L’asta che era stata pensata per raccogliere 200 milioni di euro, ha portato ad un incasso superiore ai 6 miliardi euro e soprattutto ha permesso di evitare di passare per le forche caudine del mercato internazionale. L’idea intelligente è stata quella di creare un mercato parallelo a quello tradizionale, dove normalmente partecipano i grandi investitori istituzionali (banche, hedge funds, fondi risparmio) che possono decidere il bello ed il cattivo tempo per un paese. Il ricorso agli investitori privati, grazie ad un po’ di senso civico ed alla possibilità di ottenere dei buoni rendimenti, è andata veramente ogni più rosea aspettativa. La soluzione belga è molto interessante per un Paese come l’Italia per diverse ragioni. La prima è la similitudine tra i due Paesi. Se è vero che il Belgio ha ancora un rating AA (una valutazione alquanto generosa…), la sua situazione economico-politica è molto simile a quella italiana. Il rapporto deficit/PIL dei due Paesi è identico, (-3,8% il Belgio ; - 4% l’Italia), così come il rapporto debito pubblico/PIL (Belgio 100% ed Italia 120%, solo la Grecia riesce a far peggio). Certo il Belgio ha delle prospettive di crescita migliori dell’Italia, il primo cresce del 2% l’anno, noi a stento dello 0,1%, però, la sua situazione politica è veramente simile a quella del nostro Paese, se si pensa che per formare un governo dopo le elezioni sono passati 540 giorni, ed il Paese appare spaccato tra la ricca regione fiamminga e la più povera regione francofona, proprio come da noi tra il Nord ed il Sud del Paese. La seconda ragione è data dall’enorme risparmio privato italiano. Se l’Italia, infatti, ha un elevato debito pubblico, lo stesso non si può dire dei risparmi degli italiani, che in Europa sono secondi solo a quelli della Germania (si pensi che se il debito pubblico è di circa 1.900 miliardi di euro, il risparmio in Italia si aggira a circa 9.000 miliardi euro). Quindi un’asta pensata esclusivamente per i risparmiatori italiani potrebbe veramente rappresentare un’alternativa alla via dell’indebitamento internazionale, soprattutto là dove lo spread dovesse rimane così alto e variabile. Questa inoltre potrebbe costituire una via innovativa per ottenere nuovo capitale, rispetto agli strumenti tradizionali dell’aumento delle imposte o alla richiesta di nuovi pagamenti tramite l’aumento dei servizi.

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L’andamento dei credit default swaps

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Rischi e prospettive

La via belga dell’indebitamento condiviso tra i cittadini è dunque una soluzione interessante che potrebbe essere seguita da quei Paesi che vivono ogni giorno con l’ansia proveniente dai mercati internazionali. In Italia questa iniziativa è stata in qualche modo già tentata quando si sono provate a lanciare le campagne di acquisto dei titoli nazionali - si pensi al recente “Bot day” - ma mai si è arrivati ad organizzare un’asta ad hoc per finanziare il debito coinvolgendo direttamente i cittadini. Il ricorso a questo tipo di strumento, però, può avere un senso solo a due condizioni. La prima è che le risorse ricavate vadano a finanziare direttamente piani e misure destinati a favorire la crescita e l’innovazione del Paese, e non ad essere inglobati nel buco nero dell’inefficiente macchina statale. L’acquisto di titoli costituisce una forma di trasferimento di risorse private verso il settore pubblico, al pari di tasse ed imposte, le quali se mal usate rischiano solo di rendere il Paese più povero e di aumentare la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. La seconda è che la soluzione del ricorso ai piccoli investitori deve essere considerata uno strumento aggiuntivo per uscire dalla crisi e non una soluzione stabile al finanziamento ottenuto sui mercati. Questo per la semplice ragione che il capitale nazionale non è inesauribile, per cui la vendita di titoli nazionali sul mercato internazionale rimane comunque una priorità per il finanziamento di ogni Paese. La soluzione delle aste nazionali, può, quindi rappresentare una valida soluzione in quelle situazioni particolari di un grave attacco speculativo, offrendo, “una tantum”, la possibilità di utilizzare un mercato diverso per finanziare il debito pubblico. Il governo del Belgio ha già promesso che quest’anno farà ricorso nuovamente a questo tipo di asta per ottenere nuove risorse per il 2012. L’iniziativa, se avrà nuovamente successo, potrebbe veramente essere seguita anche da altri paesi per uscire dalla morsa della speculazione internazionale. Chissà poi che l’idea di vendere titoli ai risparmiatori privati non possa essere utilizzata per finanziare, con buona pace della Germania, i famosi “project bond” europei. Se le aste dovessero veramente rivelarsi un successo, in termini di partecipazione e di progetti realizzati, questa potrebbe essere un’ottima via per trovare nuove risorse per finanziare la crescita e l’innovazione dell’Europa. Che i cittadini europei possano essere più saggi dei loro politici ? C’è veramente da augurarselo !


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Giulio BOLAFFI

Presidente de "Gli Euros"

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