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Libertà religiosa, il Parlamento Europeo si divide

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La tutela della libertà religiosa e d’opinione ha acceso animose discussioni all’interno della sala parlamentare di Strasburgo, lo scorso 19 gennaio. Per questa ragione e sopratutto vista l’attualità di simili argomenti Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera e vice-presidente dell’UE, ha annunciato che a breve sarà varata una risoluzione comune. Osservando le discussioni durante la seduta plenaria del PE le opinioni sembrano oscillare tra due sponde : la prima, portata avanti da lady Ashton si basa sulla tutela di ogni tipo di minoranza religiosa « tout court » ; l’altra sponda invece portata avanti da esponenti del PPE vuole un richiamo forte e chiaro alle radici cristiane dell’UE, con alcuni eurodeputati che proporrebbero l’istituzione di un settore per la tutela dei cristiani nel mondo.


Caterine Ashton ha esordito in plenaria dicendo : “voglio esprimere la mia preoccupazione a seguito degli atti di violenza compiuti contro le minoranze religiose che nei mesi di dicembre 2010 e gennaio 2011 hanno segnato le cronache dei nostri giorni. Durante le festività natalizie mi sono recata alla chiesa della Natività a Betlemme proprio alla vigilia del Natale ortodosso, il 6 di gennaio. In quest’occasione ho sottolineato le posizione dell’UE condannando ogni forma di intolleranza religiosa, riferendomi ai fatti accaduti in Irak e in Punjab. Troppo spesso i diritti umani sono violati in nome della fede, ogni forma di discriminazione in base alla religione va contro i valori europei e per questa ragione ogni abuso e ogni violazione va condannata in modo fermo e preciso. L’UE non sarà cieca di fronte al destino di persone che troppo spesso a causa delle loro convinzioni religiose sono costrette a emigrare oppure a essere imprigionate. L’UE ritiene che ogni Stato deve garantire il rispetto e la possibilità di professare la propria fede, qualunque essa sia. Non bisogna cadere nella trappola degli estremisti che vogliono farci credere che la religione è fonte di divisione e per questa ragione dobbiamo lottare con forza per affermare che la religione serve a unire i popoli del mondo. Per questa ragione stiamo studiando una risoluzione per la tutela delle minoranze religiose che sarà vagliata al prossimo consiglio degli affari esteri”.

Un parere diverso e decisamente critico è venuto dai banchi del PPE. In particolare l’eurodeputato Brok Elmar ha detto : « l’Europa cristiana deve difendersi nel mondo, questi problemi avvengono in paesi musulmani, ma anche in Cina e la pena capitale per l’obbligo alla conversione è inaccettabile, come anche gli attacchi terroristici. Le comunità cristiane stanno scomparendo in Siria, Egitto… in questi paesi esistono problemi molto seri da non sottovalutare. Per questo è importante che nella risoluzione vengano menzionate le persecuzioni dei cristiani. In particolare dobbiamo mettere delle clausole nei trattati di cooperazione con i paesi terzi, sollevando il problema del rispetto dei diritti umani”.

Di un parere simile anche il nostro Mario Mauro, esponente del PPE : “dobbiamo tutelare le minoranze religiose certo, ma lady Ashton non ha citato l’aggettivo cristiano, dobbiamo farci un esame di coscienza radicale e molto forte, sopratutto dobbiamo chiamare le cose con il loro nome : antisemitismo, islamofobia e odio dei cristiani…le chiedo di essere concreta. Ora stiamo per varare l’accordo di cooperazione con l’Irak, in cambio di interessi economici mettiamo regole di rispetto dei diritti umani. Lady Ashton facciamo le cose e facciamole bene”. Anche Magdi Allam esprime forti critiche nei confronti delle istituzioni che permettono le discriminazioni : « chiedo a lady Ashton di mettere nell’agenda dei rapporti con l’Egitto una domanda specifica : chiediamo alle autorità egiziane di togliere dai documenti ufficiali, dalla carta di identità, dal passaporto, da tutti i documenti richiesti per lavorare, la menzione religiosa. I cristiani sono discriminati in Egitto nel momento in cui sui loro documenti c’è scritto « cristiano ». Il terrorismo islamico oggi viene legittimato in un contesto in cui la discriminazione dei cristiani è istituzionalizzata.Questa è una richiesta specifica che, se realizzata, libererebbe i cristiani da una discriminazione istituzionalizzata”

Invece Swoboda Hannes (SD) ha sottolineato come sia preoccupante che ci siano attacchi contro i cristiani in Irak, contro i copti in Egitto, ma tuttavia c’è intolleranza anche verso i musulmani. “Noi dobbiamo lottare contro questa intolleranza crescente, in particolare quella contro le minoranze religiose. Ho fatto questa dichiarazione scritta su sollecito del collega Mauro, per questo siamo lieti che con una risoluzione comune abbiamo trovare un accordo. Condanno ogni discriminazione contro le minoranze, ma condanno anche l’islamofobia crescente. Tutti noi dobbiamo riconoscere che tutti possono professare la loro religione e la minoranza di persone aggressive pronte alla violenza non deve mai essere giustificata”.

Sulla stessa linea anche Nicole Kiil-Nielsen : “mi rallegro della risoluzione del PUE sulla libertà di religione, in cui si parla dei recenti assassinii nel mondo ma non dimentichiamoci che anche in europa vi sono spesso atti di intolleranza come : profanazione di cimiteri ebraici, dichiarazioni islamofobe, divieto dei minareti, partiti estremisti…tutto questo mostra che la lotta per il rispetto della laicità deve essere tutelata. Inoltre vorrei porre l’accento sulla questione immigrazione e richiedenti asilo, in particolare questi ultimi provengono il più delle volte da paesi dove vi sono chiare violazioni dei diritti umani. L’UE deve essere un faro di legalità per tutti”.

Una voce critica verso la risoluzione è quella di Marie-Cristine Vergiat : “noi condanniamo tutti gli atti di terrorismo e la legge sulla blasfemia e ci battiamo per avere un pluralismo religioso vogliamo che l’ambito della religione sia staccato dall’ambito politico. Noi denunciamo gli integralismi in Europa e altrove, perché spesso sono espressione del malessere sociale e dell’incapacità della classe politica di darvi risposta. Noi riteniamo che questa risoluzione non va nella direzione giusta in particolare quella che è stata presentata dal moi gruppo, questa risoluzione da l’impressione che la comunità cristiana voli in soccorso degli altri crisitani e noi non siamo d’accordo”.

Di pareri decisamente più tranchant sono Peter Van Daalen e Mario Borghezio Peter Van Daalen : “dobbiamo agire, basta parole,due domande concrete : i compiti del SEAE devono essere limitati, ma un compito deve essere preso sul serio quindi : primo difendiamo i cristiani nel mondo, secondo congeliamo i trattati che discriminano icristiani…non apriamo il portafoglio… “. Per Mario Borghezio “nel relativismo imperante della politica europea c’è una parola tabù, la cristianofobia, da molte parti arrivano le notizie delle persecuzioni cristiane, l’Europa deve lanciare dei messaggi chiari e la Ashton poteva citare Benedetto XVI , cosa si aspetta l’Europa, Europa vile svegliati ricordati delle tue radici cristiane”.

Infine, ha concluso l’Alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton : “terrò conto di tutte le osservazioni del PE e anche il Consiglio Affari Esteri tornerà su questo argomento. Vorrei solo dire al collega Mauro che durante il mio viaggio in Medio-Oriente ho parlato di cristianità e ho parlato del Medio-Oriente come centro di molte religioni. Inoltre volevo sottolineare un’altro dato : tutti gli accordi di cooperazione dal 1995 sottoscritti con più di 100 paesi, contengono tra le clausole il rispetto del diritti umani e le sanzioni per ogni violazione, e questa è l’unica base giuridica. Dobbiamo come UE utilizzare gli strumenti a nostra disposizione sia quelli giuridici, sia sostenere le campagne fatte dalle ONG che si battano per il rispetto dei diritti umani .In particolare L’UE deve rafforzare il ruolo delle sue delegazioni nel mondo e sopratutto le loro mansioni di monitoraggio, perché bisogna agire per prevenire la violenza, non quando la violenza scoppia. Penso sia inoltre utile utilizzare meglio tutti gli strumenti di cui l’UE può disporre sia quelli di natura economica sia quelli di natura politica”.


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Francesca RONCHI

Sono giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Statale degli Studi di Milano. In seguito ho frequentato, grazie alla vincita di una borsa di studio, il « Master Europeo in Scienze del lavoro » (...)
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