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Londra, le ragioni di una rivolta annunciata

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Colpe storiche e presenti dietro le fiamme all’ombra del Big Bang

Mentre a Londra per ora è tornata la calma, e gli alisei di questo repentino rigurgito di rabbia giovane e nichilista soffiano su altre città del Regno Unito, è partita come da copione la tradizionale caccia alle cause. Su un punto almeno le prime diagnosi trapelate sui giornali concordano : la tragica morte per mano della polizia di Mark Duggan, il casus belli del primo focolaio nel quartiere di Tottenham, è oramai poco più che un pretesto. Ha rappresentato solo la miccia di una bomba sociale che, oltre ogni ragionevole dubbio, attendeva da tempo di deflagrare.


Mentre a Londra per ora è tornata la calma, e gli alisei di questo repentino rigurgito di rabbia giovane e nichilista soffiano su altre città del Regno Unito, è partita come da copione la tradizionale caccia alle cause. Su un punto almeno le prime diagnosi trapelate sui giornali concordano : la tragica morte per mano della polizia di Mark Duggan, il casus belli del primo focolaio nel quartiere di Tottenham, è oramai poco più che un pretesto. Ha rappresentato solo la miccia di una bomba sociale che, oltre ogni ragionevole dubbio, attendeva da tempo di deflagrare.

Ridurre i tumulti all’ombra del Big Bang a mero fenomeno criminale, come ha tagliato corto il premier David Cameron, denuncia quindi una perniciosa cecità istituzionale. Il Regno Unito è oggigiorno il paese dell’Europa occidentale con il più esteso divario tra poveri e benestanti e, secondo quanto segnala l’OCSE, quello del primo mondo con i livelli più bassi di mobilità sociale. Non è stato sempre cosi’. Le sacche di disperata emarginazione che assediano i grandi centri urbani, protagoniste tra dramma e ironia del cinema di Ken Loach, sono proliferate per l’impulso delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione selvaggia targate Margareth Thatcher.

Si pensi solo che, tra il 1975 e il 1994, la quota di famiglie in cui nemmeno un membro lavorava è esplosa dal 6 al 15%. Laddove, stando ai dati del 2009, circa il 22% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Una gigantesca polveriera che, anche sotto l’egida del gabinetto Blair, non è stata curata, ma solo anestetizzata lasciando aperti i rubinetti dei sussidi e delle sovvenzioni statali in tempo di vacche grasse per l’economia. I giovani fantasmi incappucciati che hanno messo a ferro e fuoco le strade di Londra, e poi ancora Birmingham e Liverpool, si aggirano insomma per il paese da un quarto di secolo. Sono gli effetti collaterali di una visione politica che perseguendo a tamburo battente i dettami del liberismo spregiudicato, e i suoi principi fondanti, soprattutto individualismo e competizione, ha fatto scempio della coesione sociale, aprendo crepe e alzando steccati nella popolazione britannica, spingendo sull’acceleratore del consumo e, per rotto della cuffia, dell’indebitamento privato. E’ questo il contesto nel quale è fiorito il rigoglioso sottobosco (micro)criminale dal quale sembra provenire buona parte dei partecipanti agli scontri.

A ridare ossigeno a un malessere antico ha forse contribuito la maldestra politica di tagli alla spesa pubblica affrettata dalla neoamministrazione Cameron. Intendiamoci : l’idea di una società più solidare e dinamica che possa in parte sostituirsi al welfare (l’ineffabile “big society” di Cameron) non è in sé perversa, al contrario realistica e improntata a un certo ragionevole pragmatismo. Come non lo è l’intento di spezzare la spirale emarginazione e dipendenza dai sussidi statali che la sorregge. Ma levare la terra sotto i piedi dall’oggi al domani ai servizi sociali gestiti dalle amministrazioni locali, a centinaia di ONG impegnate sul campo, strutture di recupero e affini, arrivando perfino a tagliare i fondi per polizia e tribunali, per effetto di una stretta che non ha precedenti nella storia del paese, equivale a giocare con il fuoco.

Infatti, la reazione popolare non si è fatta aspettare : il Regno Unito è stato già percorso da importanti tremiti di scontento popolare, sebbene pacifici, prima gli studenti contro l’innalzamento delle rette, poi i dipendenti pubblici contro la revisione del regime pensionistico. Lo sfondo, non dimentichiamocelo, è altrettanto cupo. La crisi economica ha appena allentato la morsa su un paese che stenta a recuperare livelli di crescita accettabili. Forse, nei fatti di Londra s’inserisce persino un elemento di emulazione : dalle piazze arabe a quelle spagnole e greche la collera delle folle non cessa di riempire le cronache del 2011.

Ad ogni buon contro, l’emergenza nel Regno Unito presto o tardi sarà domata, con le buone o con le cattive. Il vandalismo e la violenza in cui si dispiega meritano una condanna perentoria. Ma le cause profonde del disagio non saranno disperse dagli idranti e dalle manganellate. Troveranno molte altre forme, magari meno estreme, per tornare a manifestarsi.


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Francesco MOLICA

Coordinatore redazione Bruxelles

Francesco est diplômé en Philosophie à l’Université “La Sapienza” de Rome avec un mémoire traitant sur le signifié moral de la “Doctrine de la Guerre Humanitaire”. Son parcours académique est marqué par la tentative de conjuguer la Philosophie et la (...)
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