Secondo la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche costituisce « una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni » e una violazione alla « libertà di religione degli alunni ». A livello politico sono numerose e bipartisan le perplessità. « Mi auguro - è l’auspicio del Presidente della Camera Fini - che la sentenza non sia salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana ». Per il Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini « la presenza del crocefisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione ». Anche il neo-segretario del Partito Democratico Bersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo : « penso che un’antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno ».

- « Mi auguro - è l’auspicio del Presidente della Camera Fini - che la sentenza non sia salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana »
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(Foto : Rogimmi ; fonte : flickr.com)
A favore della sentenza si è invece pronunciato il segretario di Rifondazione Comunista Ferrero : « uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna ». Di medesimo avviso Carcano, segretario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, e Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia. Laconico il Segretario di Stato Vaticano Bertone : « L’Europa finirà per lasciarci solo le zucche di Halloween ». La sentenza è stata infatti emessa il 3 novembre, pochi giorni dopo la festa popolare di origine americana che la Chiesa non condivide.
Una sentenza controproducente
Due fattori spiegano tanto clamore politico : l’origine sovranazionale della sentenza e il suo contenuto.
Quanto al primo fattore, è opportuno segnalare una precisazione formale. Non è l’Unione Europea, nel senso istituzionale del termine, ad aver emesso tale pronuncia. La Corte dei Diritti dell’Uomo, di base a Strasburgo, è stata istituita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma nel 1950. La CEDU è stata elaborata in seno al Consiglio d’Europa, organizzazione pan-europea formata da 47 Stati Membri, tra cui anche Russia, Ucraina e Turchia, nata all’indomani del secondo conflitto mondiale con l’obiettivo di promuovere il rispetto dei diritti umani in Europa. La Corte di Strasburgo non è quindi da confondere con la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, organo giurisprudenziale dell’Unione di base a Lussemburgo. Ha ragione quindi il portavoce della Commissione Europea, Michele Cercone, a precisare che la sentenza « viene da un’istituzione che non appartiene all’Unione Europea ».
Tuttavia, questa precisazione non riesce a proteggere l’integrazione europea dalle critiche di quelle forze politiche euroscettiche che enfatizzano la distanza in termini culturali tra le Istituzioni europee, razionaliste e tecnocratiche, e i popoli europei, identitari ed emotivi. Il Presidente polacco Kaczynski, il Presidente ceco Klaus e l’opposizione in Irlanda da tempo ventilavano lo spettro di un’Europa capace di sradicare le radici nazionali. La sentenza sul crocefisso ne è la perfetta incarnazione. Infatti, seppur istituzionalmente distinte, le due Corti fanno riferimento l’una alla giurisprudenza dell’altra. L’art. 6 del Trattato UE afferma che « l’Unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla CEDU e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati Membri, in quanto principi generali del diritto comunitario ».
Nelle sue sentenze la Corte di Lussemburgo si ispira alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, pur non essendone gerarchicamente vincolata. Il Trattato di Lisbona, che con tanta difficoltà Polonia, Repubblica Ceca ed Irlanda hanno ratificato, inserisce un ulteriore trait d’union tra le due Corti. Un Protocollo accluso al Trattato prevede l’adesione formale dell’UE alla CEDU con l’obiettivo di conformare la giurisprudenza in materia di diritti umani della Corte di Lussemburgo a quella di Strasburgo. Forse non esagera il Ministro dei Beni Culturali Bondi quando afferma che la sentenza « ci allontana dall’idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman (tutti e tre cristiano democratici). Di questo passo il fallimento politico è inevitabile ». Non si capisce infatti il motivo per cui la Corte di Strasburgo debba sentenziare su tradizioni nazionali, professando violazioni della libertà religiosa. E qui si passa al contenuto.
La sentenza della Corte non è infatti opinabile solo in termini politici ma anche giuridici. La presenza del crocefisso nelle scuole non costituisce un ostacolo alla libertà religiosa di nessuno. Il crocefisso è un simbolo che supera la sua dimensione religiosa. E’ innanzitutto un simbolo culturale. Il cristianesimo è un complesso di idee, spirituali, etico-politiche e filosofiche, di cui ogni europeo, volente o nolente, è impregnato. Alcuni esempi dalla storia del nostro Continente. Il passaggio del Vangelo di Matteo “Date a Cesare quel che di Cesare, a Dio quel che è di Dio” ha contribuito in maniera determinante al processo di secolarizzazione in Occidente, un passaggio che avrebbe fatto tanto comodo a molti teorici illuministi del mondo musulmano. Sul piano etico, il Vangelo è il punto di partenza di tante speculazioni filosofiche dei grandi pensatori del nostro Continente. La Critica della Ragione Pratica di Kant è uno dei tanti esempi. Buona parte del patrimonio artistico europeo rappresenta motivi religiosi e molte chiese costituiscono l’espressione più alta delle opere di tanti architetti europei.

- I giudici della Grande Camera potrebbero rammentarsi l’origine delle dodici stelle su sfondo blu, bandiera dell’Unione Europea. L’ideatore del simbolo, il cattolico francese Arsène Heitz, rivelò nel 1955 il riferimento da cui prese ispirazione per disegnare la bandiera.
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(Foto : rockcohen ; fonte : flickr.com)
Il cristianesimo influisce sulla nostra organizzazione di vita : il calendario gregoriano e la domenica come giorno di riposo. Non si può quindi guardare al cristianesimo dalla sola angolatura religiosa. Ognuno è libero di avere e non avere il proprio credo religioso. Ognuno è anche capace di comprendere che il cristianesimo, rappresentato dal crocefisso, costituisce parte integrante della cultura europea. Cultura nel senso più ampio del termine : costruzione della vita civile, patrimonio artistico, etica individuale, speculazione filosofica, tradizione popolare e riti sociali. Così inteso, il crocefisso nelle aule scolastiche non causa alcun fastidio a nessuno, sia esso un giovane ateo o un giovane di altra religione. Ecco dunque perché nessun tribunale nazionale, ivi compresa la Corte Costituzionale nel 2004, ha mai autorizzato la rimozione del crocefisso da una scuola della Repubblica.
Cosa accade ora ?
Il clamore politico suscitato è prematuro, tenendo conto che la sentenza non è ancora esecutiva. Il Governo italiano ha già presentato ricorso. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso sarà nuovamente discusso dalla Grande Camera, organo chiamato a pronunciarsi su una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della CEDU oppure su un’importante questione di carattere generale. La sentenza sul crocefisso appare proprio rientrare in questa fattispecie di ricorso, tenendo conto delle ricadute politiche che il caso ha generato in Italia. La Grande Camera è composta da diciassette giudici che potrebbe ribaltare la pronuncia dei sette giudici della prima Camera. Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto o la Grande Camera confermasse la pronuncia già emessa, la sentenza diverrà definitiva entro tre mesi.
Spetterà allora al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il Governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. In questa sede il Governo italiano potrebbe trovare altri paesi-membri, ad esempio la Polonia e l’Irlanda, interessati a depotenziare l’impatto della sentenza. Dunque Il Consiglio d’Europa potrebbe ancora evitare questa gaffe. I giudici della Grande Camera potrebbero rammentarsi l’origine delle dodici stelle su sfondo blu, bandiera dell’Unione Europea. L’ideatore del simbolo, il cattolico francese Arsène Heitz, rivelò nel 1955 il riferimento da cui prese ispirazione per disegnare la bandiera. Si tratta di un’immagine della Madonna del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse : “Nel cielo apparve un segno grandioso : una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
(Foto : la sede della Corte Europea dei Diritti Umani ; fonte : Eugene Regis per Flickr.com)










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