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Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

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Fraintendimenti e rischi del verdetto dei giudici di Strasburgo

Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche intacca la libertà di religione. Numerose le perplessità a livello politico italiano. La Corte di Strasburgo è da distinguere dalla Corte di Lussemburgo delle Comunità Europee. Tuttavia, la giurisprudenza dell’una influisce su quella dell’altra. La sentenza è una gaffe che va a tutto vantaggio delle forze politiche euroscettiche e i giudici della Corte potrebbero rammentarsi dell’ispirazione biblica delle dodici stelle della bandiera europea.

Secondo la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche costituisce « una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni » e una violazione alla « libertà di religione degli alunni ». A livello politico sono numerose e bipartisan le perplessità. « Mi auguro - è l’auspicio del Presidente della Camera Fini - che la sentenza non sia salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana ». Per il Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini « la presenza del crocefisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione ». Anche il neo-segretario del Partito Democratico Bersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo : « penso che un’antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno ».

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« Mi auguro - è l’auspicio del Presidente della Camera Fini - che la sentenza non sia salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana »

(Foto : Rogimmi ; fonte : flickr.com)

A favore della sentenza si è invece pronunciato il segretario di Rifondazione Comunista Ferrero : « uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna ». Di medesimo avviso Carcano, segretario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, e Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia. Laconico il Segretario di Stato Vaticano Bertone : « L’Europa finirà per lasciarci solo le zucche di Halloween ». La sentenza è stata infatti emessa il 3 novembre, pochi giorni dopo la festa popolare di origine americana che la Chiesa non condivide.

Una sentenza controproducente

Due fattori spiegano tanto clamore politico : l’origine sovranazionale della sentenza e il suo contenuto.

- Quanto al primo fattore, è opportuno segnalare una precisazione formale. Non è l’Unione Europea, nel senso istituzionale del termine, ad aver emesso tale pronuncia. La Corte dei Diritti dell’Uomo, di base a Strasburgo, è stata istituita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma nel 1950. La CEDU è stata elaborata in seno al Consiglio d’Europa, organizzazione pan-europea formata da 47 Stati Membri, tra cui anche Russia, Ucraina e Turchia, nata all’indomani del secondo conflitto mondiale con l’obiettivo di promuovere il rispetto dei diritti umani in Europa. La Corte di Strasburgo non è quindi da confondere con la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, organo giurisprudenziale dell’Unione di base a Lussemburgo. Ha ragione quindi il portavoce della Commissione Europea, Michele Cercone, a precisare che la sentenza « viene da un’istituzione che non appartiene all’Unione Europea ».

Tuttavia, questa precisazione non riesce a proteggere l’integrazione europea dalle critiche di quelle forze politiche euroscettiche che enfatizzano la distanza in termini culturali tra le Istituzioni europee, razionaliste e tecnocratiche, e i popoli europei, identitari ed emotivi. Il Presidente polacco Kaczynski, il Presidente ceco Klaus e l’opposizione in Irlanda da tempo ventilavano lo spettro di un’Europa capace di sradicare le radici nazionali. La sentenza sul crocefisso ne è la perfetta incarnazione. Infatti, seppur istituzionalmente distinte, le due Corti fanno riferimento l’una alla giurisprudenza dell’altra. L’art. 6 del Trattato UE afferma che « l’Unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla CEDU e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati Membri, in quanto principi generali del diritto comunitario ».

Nelle sue sentenze la Corte di Lussemburgo si ispira alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, pur non essendone gerarchicamente vincolata. Il Trattato di Lisbona, che con tanta difficoltà Polonia, Repubblica Ceca ed Irlanda hanno ratificato, inserisce un ulteriore trait d’union tra le due Corti. Un Protocollo accluso al Trattato prevede l’adesione formale dell’UE alla CEDU con l’obiettivo di conformare la giurisprudenza in materia di diritti umani della Corte di Lussemburgo a quella di Strasburgo. Forse non esagera il Ministro dei Beni Culturali Bondi quando afferma che la sentenza « ci allontana dall’idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman (tutti e tre cristiano democratici). Di questo passo il fallimento politico è inevitabile ». Non si capisce infatti il motivo per cui la Corte di Strasburgo debba sentenziare su tradizioni nazionali, professando violazioni della libertà religiosa. E qui si passa al contenuto.

- La sentenza della Corte non è infatti opinabile solo in termini politici ma anche giuridici. La presenza del crocefisso nelle scuole non costituisce un ostacolo alla libertà religiosa di nessuno. Il crocefisso è un simbolo che supera la sua dimensione religiosa. E’ innanzitutto un simbolo culturale. Il cristianesimo è un complesso di idee, spirituali, etico-politiche e filosofiche, di cui ogni europeo, volente o nolente, è impregnato. Alcuni esempi dalla storia del nostro Continente. Il passaggio del Vangelo di Matteo “Date a Cesare quel che di Cesare, a Dio quel che è di Dio” ha contribuito in maniera determinante al processo di secolarizzazione in Occidente, un passaggio che avrebbe fatto tanto comodo a molti teorici illuministi del mondo musulmano. Sul piano etico, il Vangelo è il punto di partenza di tante speculazioni filosofiche dei grandi pensatori del nostro Continente. La Critica della Ragione Pratica di Kant è uno dei tanti esempi. Buona parte del patrimonio artistico europeo rappresenta motivi religiosi e molte chiese costituiscono l’espressione più alta delle opere di tanti architetti europei.

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I giudici della Grande Camera potrebbero rammentarsi l’origine delle dodici stelle su sfondo blu, bandiera dell’Unione Europea. L’ideatore del simbolo, il cattolico francese Arsène Heitz, rivelò nel 1955 il riferimento da cui prese ispirazione per disegnare la bandiera.

(Foto : rockcohen ; fonte : flickr.com)

Il cristianesimo influisce sulla nostra organizzazione di vita : il calendario gregoriano e la domenica come giorno di riposo. Non si può quindi guardare al cristianesimo dalla sola angolatura religiosa. Ognuno è libero di avere e non avere il proprio credo religioso. Ognuno è anche capace di comprendere che il cristianesimo, rappresentato dal crocefisso, costituisce parte integrante della cultura europea. Cultura nel senso più ampio del termine : costruzione della vita civile, patrimonio artistico, etica individuale, speculazione filosofica, tradizione popolare e riti sociali. Così inteso, il crocefisso nelle aule scolastiche non causa alcun fastidio a nessuno, sia esso un giovane ateo o un giovane di altra religione. Ecco dunque perché nessun tribunale nazionale, ivi compresa la Corte Costituzionale nel 2004, ha mai autorizzato la rimozione del crocefisso da una scuola della Repubblica.

Cosa accade ora ?

Il clamore politico suscitato è prematuro, tenendo conto che la sentenza non è ancora esecutiva. Il Governo italiano ha già presentato ricorso. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso sarà nuovamente discusso dalla Grande Camera, organo chiamato a pronunciarsi su una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della CEDU oppure su un’importante questione di carattere generale. La sentenza sul crocefisso appare proprio rientrare in questa fattispecie di ricorso, tenendo conto delle ricadute politiche che il caso ha generato in Italia. La Grande Camera è composta da diciassette giudici che potrebbe ribaltare la pronuncia dei sette giudici della prima Camera. Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto o la Grande Camera confermasse la pronuncia già emessa, la sentenza diverrà definitiva entro tre mesi.

Spetterà allora al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il Governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. In questa sede il Governo italiano potrebbe trovare altri paesi-membri, ad esempio la Polonia e l’Irlanda, interessati a depotenziare l’impatto della sentenza. Dunque Il Consiglio d’Europa potrebbe ancora evitare questa gaffe. I giudici della Grande Camera potrebbero rammentarsi l’origine delle dodici stelle su sfondo blu, bandiera dell’Unione Europea. L’ideatore del simbolo, il cattolico francese Arsène Heitz, rivelò nel 1955 il riferimento da cui prese ispirazione per disegnare la bandiera. Si tratta di un’immagine della Madonna del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse : “Nel cielo apparve un segno grandioso : una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.

(Foto : la sede della Corte Europea dei Diritti Umani ; fonte : Eugene Regis per Flickr.com)


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giogio
17 novembre 2009
11:25
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Caro Valerio, ho trovato il tuo articolo interessante, sebbene io abbia un parere differente. La sentenza della Corte sotto il punto di vista squisitamente legale non mi sembra contestabile. Politicamente poi se ne può discutere. Il crocefisso a mio parere non è un simbolo culturale, farlo passare come tale significa banalizzarlo, strumentalizzarlo a fini politici. A tal proposito suggerrisco la lettura di una breve nota di Andrea Bonanni http://bonanni.blogautore.repubblic... su Repubblica. Per quanto riguarda le 12 stelle della bandiera europea, il fatto che si ispirino alla Madonna non è propriamente esatto, è una interpretazione che è stata data di questo simbolo, che sembra piuttosto sia stao scelto in quanto il 12 è il numero che indica perfezione, completezza, armonia, infatti anche la Chiesa Cattolica riprende spesso questo numero.

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Giovanni Luca Ciampaglia
17 novembre 2009
11:29
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Interessante articolo sulla CEDU, peccato che alla fine non faccia altro che riproporre l’argomentazione del crocifisso quale simbolo culturale, che non è che convinca così tanto. Il crocifisso simbolo del cristianesimo quale elemento fondante della tradizione secolare europea ? Benissimo, allora l’opinionista non troverà nulla da ridire se al suo posto si mettesse, ad esempio, un bel ritratto di Immanuel Kant. Non credo tuttavia che sarebbero della stessa opinione i vari politici che vanno in giro distribuendo crocefissi per strada ...

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Paolo
19 novembre 2009
14:45
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Riguardo a questo argomento ritengo che sia più velatamente nichilista difendere il crocifisso come un simbolo della cultura e della storia italiana piuttosto che negarne la presenza in pubblico. Chi lo nega in qualche modo lo « teme ». Pre-sente una Presenza. Chi lo difende come simbolo di una tradizione lo ha già ridotto, lo ha già tradito, è già venuto a patti con il potere. Il Cristianesimo è un fatto, è un avvenimento, e il crocifisso è il segno della presenza di Cristo. Altro che cultura e tradizione. Ma se i primi a negarlo nell’esperienza siamo noi, perchè continuare a difendere i simboli ? E’ questo su cui mi piacerebbe insistere. Il punto è che il cristianesimo non è una cultura da difendere ma un avvenimento presente da riconoscere. Se si salta questo, si salta tutto. Ed è inutile difendere anche la presenza del crocefisso nelle aule, perchè se non ci riusciranno ora (e ci riescono, secondo me) ci riusciranno fra un pò. Quello che nessun potere potrà mai scalfire, invece, è l’esperienza presente di un uomo cambiato dal fatto di Cristo. Mi spiego ? Allora, per me, reputo assai più conveniente « fare esperienza » piuttosto che difendere simboli. E’il primo modo per difendere la presenza del crocefisso a scuola. Perchè a scuola e non solo nel privato delle nostre case ? Perchè la prima forma di rispetto verso l’alunno, la prima forma di amore al suo destino, sia proprio il comunicargli un’esperienza. Un’esperienza che non può che nascere dalla tradizione in cui è nato, in cui si trova a vivere, e dunque innanzitutto dal contesto familiare e « nazionale » che respira. Quando diciamo :« non sarebbe meglio lasciare completa e totale libertà ai bambini di crescere, senza influenza, se non quella derivata dalle proprie esperienze casuali,al riparo da percorsi obbligati ? », mi viene spontaneo rispondere : è impossibile. E’ impossibile che si cresca « neutri » ; ognuno di noi è figlio dei tempi che vive, forma la sua mente, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue certezze, le sue idee, nel dialogo con l’aria che respira nel mondo. Che non è affatto casuale (come si vuole sostenere). Da adulte (cioè, da quando si comincia ad usare consapevolmente la ragione) le persone devono poter avere la libertà di verificare nella loro esperienza se l’ideale con cui sono stati formati è in grado di sostenere la vita oppure no ; cioè se è in grado di rispondere alle domande costitutive dell’uomo (che desidera ardentemente la felicità, anche se in mille forme). Ma si deve per forza avere un’ipotesi da verificare, altrimenti, se non la si ha, si diventa schiavi del potere di turno (che infatti non vuole uomini certi dell’esperienza che vivono, perchè uomini così non sono giostrabili con facilità) ; cioè non si cresce mai, non si arriva mai a dire veramente : io sono. Il grande problema che vedo per l’Europa (e non solo), infatti, è proprio il problema educativo : cioè gli adulti non hanno nessuna esperienza da comunicare ai giovani, nessuna certezza, nessuna strada e questo non crea degli uomini ma dei mostriciattoli burattini. La libertà non è non avere nessuna ipotesi da seguire, ma è poter verificare se quella che si segue è in grado di tenere alle sfide della vita. Tra una scuola nichilista (che non dà ipotesi da seguire ma dice che, per rispetto di fantomatici « altri », nessuno può dire chi è) e una scuola ideologica (come le vecchie scuole del PCI, che io adoro) è molto meglio la scuola ideologica, appunto, perchè dà un’ipotesi da verificare. Successivamente si può arrivare a determinarne il carattere storico e simbolico del crocifisso ritenendo che l’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico e perciò, ancora più assurdo, è ritenere che il crocifisso sul muro impone qualcosa e non è solamente il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va proprio bocciata anzitutto per questa mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale (tutto il preambolo fatto). A partire da ciò (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana ? Infine, se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo Nazismo e giù di lì) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso ?

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yay
19 novembre 2009
21:28
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Pienamente in linea con Valerio.

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giogio
20 novembre 2009
10:14
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Trovo il discorso sul cristianesimo come fondamento della cultura europea solo parzialmente corretto. Non si può ricondurre tutta la cultura europea al solo al cristianensimo, è riduttivo. La cultura europea è un sinsieme molto più complesso. Non vedo un accenno nell’intervento percedente all’Illuminismo come altra radice della cultura europea. A questo punto se vale la pena tenere il crocifisso perchè non mettere anche una copia delle opre di Voltaire in ogni classe ??? Affermare poi che la democrazia discenda dal cristianesimo è quantomeno azzardato, direi piuttosto che in Europa l’affermarsi di forme di governo democratiche è derivata dall’emancipazione del potere temporale dal potere spirituale. I diritti umani difesi dalla Corte di Strasburgo sono anche di ispirazione cristiana, ma la loro matrice principale è illuminista, il trattato sulla Tolleranza ne è il migliore esempio. Il problema non è se tenere o no il crocifisso nelle classi, ma piuttosto che nelle classi italiane manca qualcos’altro...

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Paolo
20 novembre 2009
19:44
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Innanzitutto grazie per avermi risposto e soprattuto per darmi la possibilità di approfondire il mio ragionamento. Provo a svilupparlo : oggi è il 20 Novembre 2009 in qualsiasi aeroporto del mondo e l’abbiamo deciso qui, in Europa. Certo, si potrebbe dire, ma è grazie all’America. Sì, ma gli Stati Uniti sono gli eredi degli inglesi. Così vale per l’Illuminismo, è una sovrastruttura storica. Questa penisola dell’Asia noi la consideriamo un continente non per ragioni geografiche, ma per ragioni evidentemente storiche. Questo è un continente creato dalla storia, non dalla geografia. Da che cosa è stato fatto questo continente ? Questo continente io credo che è stato fatto dal cristianesimo, perché il concetto di Europa è un concetto cristiano (era la parte di quel grande continente in cui era arrivato il Vangelo). Si può affermare che l’Europa, prima di essere stata generata dal cristianesimo, è stata costituita e attraversata da altri fatti precedenti il cristianesimo, che comunque si riassumono nel atto che in questo continente è accaduto che l’uomo si è posto la domanda giusta (prima di incontrare la risposta giusta). Qual è la domanda giusta che qui l’uomo si è posto, che non si è posto da altre parti, con la stessa limpidezza ? Questa domanda è la domanda sottesa a tutta la filosofia greca : Chi sono ? L’uomo europeo è l’uomo che sa che l’unico scopo della vita è “Nosce te ipsum”, “conosci te stesso”. L’Europa è il continente in cui l’uomo si è posto questa domanda. Prima di incontrare la risposta a questa domanda, è il continente in cui l’uomo ha avuto la capacità di capire con lucidità qual era la domanda a cui cercare risposta : “Nosce te ipsum”, “conosci te stesso”. L’Europa è il continente in cui l’uomo ha sentito che la vita è la risposta a questa domanda, la domanda formulata compiutamente dall’intelligenza ebraica e dalla filosofia greca. La prima ragione della grandezza dell’Europa è che l’Europa è la terra che è stata scelta e la scelta si vede dal fatto che nell’uomo europeo si è formulata lucidamente questa domanda. Questa è una domanda che in altre civiltà non si è formulata con la stessa lucidità. E non solo : in Europa è successa anche un’altra cosa ; sin dall’inizio l’uomo europeo è l’uomo che sa che la risposta a questa domanda è un’esperienza. Lo sa l’uomo greco, lo sa l’uomo romano, lo sa l’uomo ebraico. Ecco che quindi prima del cristianesimo, all’origine ci sono quelle tre grandi culture motrici dell’Europa, cioè la cultura greca, la cultura romana e la cultura giudaica, e come espressione di questi tre momenti della civiltà europea ci sono tre poemi di viaggio, cioè tre poemi che sentono che l’uomo per rispondere a questa domanda deve compiere un viaggio, cioè deve fare una certa esperienza della realtà. Questi viaggi e il carico ideale che portano sono destinati ad una non completezza e l’unico momento storico in cui si realizzano tutti quei valori è l’avvenimento della figura di Cristo. Infine per cercare di confutare la sua tesi è utile ricordare che la separazione dei poteri venne realizzata per la prima volta nella storia (come ho ricordato e come dice lo stesso articolo) da Gesù quando rispose ai Farisei con la celebre fase « Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio », i quali speravano di metterlo contro il governo romano in Palestina. Egli con le sue parole fece ben capire che è doveroso essere soggetti, onestamente, all’autorità, distinguendo però il potere temporale da quello spirituale. Grazie per lo scambio di opinioni e per la possibilità di riflessione comune.

andrea
24 novembre 2009
19:25
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Concordo nel vedere il cristianesimo un valore fondante della nostra identità europea. E, quindi, nel difendere la presenza del crocifisso nelle scuole, senza che ciò significhi una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni. Peraltro, ho letto nell’articolo anche l’interesse dell’Autore ad analizzare la distinzione, come la reciproca influenza, fra CEDU e Corte di Giustizia delle Comunità Europee, concorrendo ad alimentare un dibattito sulla natura e i processi di funzionamento delle istituzione europee, che si rivela utile ed opportuno in questa fase del processo di costruzione europea.

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Sonia
2 décembre 2009
19:59
Perché la sentenza sul crocifisso della Corte dei Diritti dell’Uomo nuoce all’Europa

Grazie per le notizie e le precisazioni.

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Auteurs

Valerio CENDALI PIGNATELLI

Valerio a obtenu le diplôme de premier cycle en Sciences Politiques, cours d’études en Droits de l’Homme, de l’Université de Bologne, en suivant un semestre académique auprès de Sciences Po Paris grâce à la bourse Erasmus. Son intérêt pour la politique (...)

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