Lo scorso marzo, ad un anno di distanza dalle elezioni presidenziali, la Francia si è svegliata sotto il duro colpo di un sondaggio che dava la candidata del partito di estrema destra Marine Le Pen in testa alle intenzioni di voto al primo turno. Passato lo sgomento iniziale, i media e la classe politica transalpina hanno reagito a quello che si presentava come uno spaventoso remake della campagna elettorale del 2002, al termine della quale Jean-Marie Le Pen (padre dell’attuale candidata) arrivò al secondo turno con il 17% dei voti e a soli 3 punti di distanza da Jacques Chirac.
UMP : la seconda chance di Sarkozy
Dopo aver passato le forche caudine della crisi economica e gli scandali legati alle relazioni di alcuni ministri con l’ex presidente tunisino Ben-Ali, la popolarità del presidente della repubblica ha raggiunto il minimo dall’inizio del mandato, toccando il 32% di preferenze. La squadra di governo guidata dal primo ministro François Fillon, ormai al quarto rimpasto in cinque anni, sembra far quadrato intorno alla figura del presidente. A questo proposito Fillon ha recentemente dichiarato che l’unione della maggioranza intorno a Nicolas Sarkozy « non è un’opzione, ma un’ assoluta necessità ».
L’ipotesi della candidatura dell’attuale presidente ad un secondo mandato alla testa del’esecutivo francese ha cominciato a circolare in primavera, e più precisamente da quando gli alti quadri dell’UMP (Unione per un movimento popolare, il partito politico di Sarkozy) hanno messo discretamente in moto la macchina della campagna elettorale, nominando come direttore di campagna l’ex ministro dell’interno Birce Hortefeux.

- Nicolas Sarkozy
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www.flickr.com © Downing Street
La stesura del programma è assicurata dal quarantaduenne ministro dell’agricoltura Bruno Le Maire, il quale si riunisce ogni settimana con una ristretta cerchia di collaboratori altamente qualificati. Nonostante l’estrema riservatezza che regna sui lavori di questo gruppo di fedeli al presidente, alcune indiscrezioni indicano che l’interesse è rivolto principalmente alla riforma delle politiche pubbliche e alla famosa regola delle soppressione di un funzionario su due. Il compito si annuncia piuttosto delicato, in quanto tocca da vicino anche l’educazione, altro tema scottante per l’esecutivo. La chiusura di 1500 classi scolastiche ha infatti messo in difficoltà il governo, che è accusato di disinteressarsi dei problemi delle famiglie e della qualità dell’insegnamento.
Altro tema chiave sarà il potere d’acquisto che, secondo quanto dichiarato da uno dei partecipanti ai lavori, potrebbe essere aumentato senza toccare il costo globale dei salari ; ad esempio attraverso una diversa condivisione dei benefici tra le imprese ed i salariati.
Se nel 2007 lo slogan vincente di Nicolas Sarkozy fu « Lavorare di più per guadagnare di più », questa volta i consiglieri del presidente hanno deciso di mettere l’accento sui rischi economici che correrebbe il paese se il Partito socialista vincesse le elezioni.
Le prime avvisaglie della nuova strategia elettorale della destra non si sono fatte attendere. Lo scorso 24 giugno, durante una conferenza stampa tenutasi al termine del vertice dei capi di stato a Bruxelles, Nicolas Sarkozy non ha esitato ad accusare il Partito socialista francese di rifiutare il rispetto dei criteri finanziari (peraltro assai restrittivi) previsti dal « Patto per l’euro », così come stabilito dal Consiglio europeo.
Inoltre, i timori di un eventuale default della Grecia (il cui debito è in gran parte detenuto dalle banche francesi) avvantaggerebero l’attuale presidente, che potrebbe presentarsi all’opinione pubblica come la persona più adatta a non far declassarre la nota positiva (AAA) che le agenzie di rating attribuiscono alla Francia.
PS : i valori culturali al centro del dibattito
In seguito alla brusca uscita di scena di Dominique Strauss Kahn, le sfide lanciate da Sarkozy sul terreno (scivoloso) dell’economia trovano per il momento un solo candidato socialista pronto a raccoglierle : Martine Aubry. Il 28 giugno, presentando la sua candidatura davanti ad una platea di giovani socialisti, la segretaria del PS ha ribadito che la sua campagna si differenzierà da quella del presidente della repubblica in quanto si dirigerà proprio ai giovani.
Contro il sentimento di declassamento dei francesi di fronte alla mondializzazione, Aubry ha presentato venti proposte-chiave per una riforma del paese. La priorità è data all’impiego dei giovani sotto i 25 anni, che sarà favorito grazie alla creazione di posti di lavoro nel settore dell’economia sociale e dell’ecologia. Sul versante fiscale il Partito socialista ha previsto una riforma in senso redistributivo della tassazione sui benefici d’impresa : quelli reinvestiti godranno di vantaggi rispetto a quelli distribuiti agli azionari. Delle misure simboliche sono previste anche sul versante dei salari : uguaglianza salariale tra uomini e donne e fissazione di un tetto massimo ai salari dei dirigenti pubblici.

- Martine Aubry
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www.flickr.com © Parti socialiste
Sul terreno sociale, la candidatura di Martine Aubry alle primarie del Partito Socialista potrebbe rinvigorire il dibattito sulla legittimità dei valori della sinistra, quali la difesa dei precari, delle donne e delle minoranze. Secondo uno studio assai controverso pubblicato lo scorso maggio da Terra Nova (il Think Tank della sinistra francese) dal momento che il voto operaio è ormai catalizzato dalla destra xenofoba e protezionista, il Partito socialista farebbe meglio a rivolgersi piuttosto ad altri gruppi esclusi dalla società civile, i quali non stenterebbero a riconoscersi nei valori culturali e progressisti della sinistra francese.
Rafforzata dai buoni risultati ottenuti alle elezioni cantonali, Martine Aubry cercherà inoltre di giocare la carta della legittimità instituzionale nonché del suo ruolo di garante dell’unità del progetto socialista, al fine di riunire attorno alla sua candidatura i anche i reticenti sostenitori del’ex direttore del FMI. Nonostante la stampa abbia accolto favorevolmente la candidatura della Aubry, la segretaria del partito dovrà confrontarsi con l’assai popolare François Hollande.
Attuale presidente del Consiglio provinciale di Corrèze, Hollande ha lavorato come consigliere durante il mandato presidenziale di François Mitterand per poi dirigere in seguito il Partito socialista dal 1997 al 2008. La sua popolarità, legata alla pacatezza con cui ama esprimersi in pubblico, è passata in poco piú di sei mesi dal 40 al 59% , occupando temporaneamente il vuoto lasciato da Dominique Strauss Kahn. Il suo programa, come del resto quello dell’Aubry, mette l’accento sui benefici di una riforma fiscale e promuove una politica del lavoro favorevole all’impiego dei giovani sotto i 25 anni.
Europe écologie : all’ombra del PS
Il meccanismo delle primarie si è messo in movimento anche per il partito di Daniel Cohen-Bendit, Europe écologie, considerato da alcuni la « coscienza ecologista » della sinistra francese. Il congresso del partito, tenutosi alla Rochelle lo scorso 4 giugno, si è chiuso con la presentazione dei candidati alle primarie. Dopo una prima serie di voti, i due favoriti alle presidenziali sono risultati essere l’eurodeputata Eva Joly e l’ex presentatore televisivo Nicolas Hulot.
La Joly, dopo ad aver svolto un’esperienza al Tribunale di Parigi, dove ha lavorato come giudice d’istruzione contro i crimini finanziari, è entrata in politica nal 2008 con il partito ecologista. Nel 2009 la sua esperienza di magistrato la portò ad essere nominata consigliere speciale in un’indagine su presunti crimini finanziari commessi durante la crisi in Islanda. La combattività che contraddistingue le sue lotte politiche la rende piuttosto apprezzata tra le fila degli ecologisti.

- Eva Joly
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www.flickr.com © Parlamento europeo
Nicolas Hulot proviene invece da una carriera televisiva che lo portò alla ribalta alla fine degli anni ’80 e che ne fa oggi un candidato « vendibile » agli occhi di quella parte dell’opinione pubblica sensibile ai temi dell’ecologia. Nonostante un notevole impegno per l’introduzione delle tematiche ecologiste nei programmi di governo, Hulot è stato sovente criticato per aver promosso la sua immagine di candidato alla presidenza della repubblica, ancor prima di aver unito le correnti del suo partito attorno alla sua candidatura.
Sebbene Europe écologie si consideri moralmente vicina alla sinistra francese su temi come la protezione dei lavoratori, la riforma delle pensioni o, ancora, l’aumento dei salari, restano tuttavia senza risposta le domande riguardanti le sfide ben più rudi che attendono la Francia dopo il 2012. Fino ad oggi entrambi i candidati non sono stati capaci di affrontare temi quali le politiche da adottare per arginare la crisi sistemica in Europa o la desindustrializzazione che colpisce il paese, così come non è stato ancora chiarito come si intendano sfruttare le opportunità offerte dalle energie rinnovabili che prenderebbero il posto del nucleare.
FN : una campagna emozionale
Come accade già in molti paesi europei, anche in Francia la crisi economica e la crescita della disoccupazione hanno colpito maggiormente la parte dell’elettorato proveniente dalle classi popolari, presso le quali sembrano diffondersi più facilmente le tendenze xenofobe e protezioniste.
Lo hanno capito bene i dirigenti del Fronte Nazionale, dove il cambiamento avvenuto sul piano dei valori economici e culturali rischia di far saltare le tradizionali divisioni tra la destra e la sinistra, a vantaggio degli schieramenti populisti. La quarantatreenne Marine Le Pen, dopo aver battuto il numero due del partito Bruno Gollnisch alle primarie, si è detta pronta ad accettare la sfida alle presidenziali.
La campagna della leader della destra nazionalista sarà diretta da Dominique Martin, membro dell’ufficio politico del Fronte nazionale e già direttore della campagna elettorale di Jean Marie Le Pen durante le elezioni europee del 2009. Sfruttando il consenso che regna tra il Partito socialista e l’UMP sui temi di fondo della politica monetaria ed economica europea, è probabile che la strategia della destra nazionalista insista sulle responsabilità dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale nella crisi attuale. La leader del FN ha accuato a più riprese le due istituzioni internazionali di essere all’origine del processo di mondializzazione che ha condotto il paese alla più grave crisi economica dal secondo dopoguerra. Le Pen, oltre a preconizzare l’uscita dall’euro come unico modo per fermare la crisi finanziaria che colpisce i paesi europei, ha anche invocato un ritorno al « patriottismo economico » della Francia, affinchè si metta in atto un protezionismo negli scambi e dai flussi migratori.
Nonostante l’importanza delle sfide che attendono il futuro presidente francese, resta viva la sensazione che i grandi temi della high politics, consierati troppo « tecnici » dagli specialisti del marketing politico, non vengano affrontati sufficientemente durante i dibattiti che elettorali.
Per il pubblico a casa si annuncia quindi una campagna nella quale verrà lasciato ampio spazio ai temi di società come l’immigrazione clandestina o il lavoro dei giovani, a scapito dei soggetti di fondo quali la regolazione della finanza, la politica monetarista della Banca centrale europea o, ancora, i criteri del Patto per l’euro.
Come si erano già resi conto gli strateghi della campagne di Ronald Reagan e George Bush, al momento della scelta di un candidato l’emozione prevale regolarmente sugli argomenti razionali. È in questo modo che, nel contesto di crisi attuale, i partiti populisti non avranno problemi a trovare un terreno fertile per coltivare le paure scaturite dalla mondializzazione.


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