I 26.000 funzionari europei guadagno troppo ? L’idea è molto diffusa ma basata su fatti reali. Per averne conferma, basta navigare sui siti web delle istituzioni europee dal momento che la Commissione e il Parlamento hanno cercato negli ultimi anni di giocare la carta della trasparenza pubblicando i salari dei loro dipendenti. Per altri professionisti, tuttavia, come lobbisti o consulenti in questioni europee, le retribuzioni variano in base ai gruppi di interesse per i quali lavorano, come in funzione del loro successo personale. Per quanto riguarda le istituzioni europee è semplice : le regole sono le stesse per tutti, sia che si tratti di un posto alla Commissione o alla Corte di giustizia di Lussemburgo. Lo stipendio di un funzionario europeo, secondo il suo grado (fino a 16) ed i suoi livelli (ce ne sono 5), parte da 2mila e 300 euro lordi al mese. Per un direttore generale, lo stipendio sale a 16.000 euro. Un commissario guadagna circa 20mila euro e lo stipendio di un portavoce può arrivare fino a 8mila euro. Il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, intasca 300mila euro l’anno (25mila euro mensili) di stipendio a cui si deve aggiungere un compenso annuo di 90mila euro a cui a diritto per tre anni dopo la fine del suo mandato. Tutti i commissari dovranno inoltre ricevere questa stessa indennità al termine del loro mandato, laddove in teoria alcuni lavori nel settore privato sono vietati dopo il quinquennio in Commissione.
I deputati, infine parità di trattamento
Per i deputati europei il trattamento è anche invidiabile. A partire dal luglio 2009, attraverso una riforma del regolamento di procedura, il sistema è cambiato. Così, un eurodeputato, indipendentemente dalla nazionalità, riceve ora uno stipendio mensile (singolo) di 7mila e 600 euro (al lordo delle imposte), tutto a carico del bilancio del Parlamento europeo. Prima della riforma, ogni eurodeputato era al contrario sul libro paga del proprio parlamento nazionale. Così, un italiano poteva guadagnare più di 11.000 euro (stipendio equiparato a quello dei deputati nazionali) mentre un bulgaro riceveva circa 1.000 euro, 1.300 euro un ceco e uno slovacco 1.500. Ma fortunatamente per i deputati italiano o per quelli provenienti da paesi con standard di vita più elevati, l’equiparazione degli stipendi può essere soggetta a deroga : un deputato italiano continuerà, ad esempio, a raccogliere 11000 euro mensili (la differenza, beninteso, la versa il nostro parlamento nazionale). Per quel che riguarda la remunerazione unica degli eurodeputati, essa ammonterebbe in teoria a 5.963 euro netti, dichiara il Parlamento europeo sul suo sito web. Retribuzione che corrisponde ancora al 38,5% della retribuzione base di un giudice della Corte di giustizia. Per un giudice, il risarcimento è pertanto pari a una media 14.500 euro al mese.

- Per le sessioni parlametari plenarie il PE ha deciso di ridurre la diaria destinata agli eurodeputati che hanno preso parte a meno della metà delle votazioni. (Foto : Olivier Hansen su Flickr.com)
I deputati europei ricevono anche un’indennità di segreteria di 4mila e duecento euro al mese (per esempio per la gestione dei loro uffici, computer, mail etc.). Ci sono anche una diaria di circa 298 euro per la partecipazione alle riunioni degli organi parlamentari. Le spese di viaggio sono ora rimborsate in relazione ai costi effettivi piuttosto che sulla base di un forfait, un sistema quest’ultimo che in passato ha prestato il fianco a molti abusi. I deputati continuano inoltre a ricevere una indennità di 17.000 euro mensili di bilancio per pagare i loro assistenti,i quali non sono mai più di due o tre (ma nel caso dei deputati italiani uno o due). Per gli altri dipendenti del Parlamento, 6mila effettivi nel 2009, le cose cambiano a seconda del lavoro che fanno. Marc L., 48 anni, lavora ad esempio per un gruppo politico e guadagna « circa 6mila e quattrocento euro al mese. Arrivando nel 2004, Marc ha infatti cominciato dopo l’entrata in vigore della »riforma Kinnock« (dal nome dell’ex Commissario all’amministrazione Neil Kinnock) che ha reso più rigide le condizioni per l’assunzione di nuovi funzionari europei. I nuovi arrivati ora iniziano con uno stipendio e con un grado inferiore rispetto a prima. La riforma ha anche ridotto le possibilità di promozione del personale, dando maggiore peso al »merito" sull’anzianità.
Altre modifiche allo status dei dipendenti pubblici negli ultimi anni : l’abolizione di alcune indennità, come un gettone di residenza utilizzato da tali funzionari per ovviare al costo degli affitti nella città in cui vivono. Tuttavia, ci sono sempre una decina di compensazioni e benefici che restano in vigore : l’indennità versata ai funzionari che lavorano fuori dal loro paese (il 16% o il 4% dello stipendio per tutti i funzionari che non lavorano nel loro paese), il rimborso delle spese di trasloco, i viaggi ect. Gli assegni familiari sono anche piuttosto generosi, « nell’ordine di 800 euro al mese » per Mark , che ha un « bambino » di 19 anni. Per quanto riguarda la sicurezza sociale, i costi sanitari vengono coperti piuttosto bene, da circa l’80%.
In confronto, se per esempio ci si riferisce ai funzionari belgi, possiamo dire che un funzionario europeo “di base” guadagna quanto un consulente o un vicedirettore delle risorse umane in una municipalità, con uno stipendio di circa 3mila euro mensili. Ma fermarsi qui nel confronto sarebbe fuorviante. In Lussemburgo, allo stesso livello e a livello scolastico, un funzionario nazionale guadagna più di un funzionario europeo.
I funzionari europei si sentono peggio di prima
Il confronto non regge tuttavia bene in alcune circostanze : un funzionario europeo di grado più basso guadagna 2.300 euro al mese per funzioni di segreteria o assistenza amministrativa. Nell’amministrazione francese, ad esempio, per gli stessi lavori si percepiscono mediamente 1.800 euro al mese. La retribuzione di una segretaria si avvicina ai 1500 euro. Molto peggio quindi che quella di un funzionario europeo dello stesso grado.

- Anche gli stipendi di funzionari europei e dei lobbisti hanno subito gli effetti della crisi Foto : sigfus.sigmundsson su flickr.com)
Su queste differenze, Simon Francis, un giovane ricercatore presso l’Università Libera di Bruxelles, ha condotto uno studio. Secondo il quale « è vero che gli stipendi europei per i gradi più bassi, per segretarie per esempio, sono molto più elevati che nelle amministrazioni degli stati membri, ma gli esperti nazionali di questi ultimi paesi, tuttavia, continuano a guadagnare in media ancora più della maggior parte dei funzionari europei”. Per il giovane ricercatore, non si deve confondere troppo le cose. Il fatto che una segretaria che lavora per l’UE intaschi uno stipendio superiore a quello di un funzionario nazionale si spiega con il fatto che tra »i requisiti professionali che deve possedere vi è quello di parlare almeno tre lingue senza contare che lavora fuori dal proprio paese d’origine”. In ogni caso le varie indennità e privilegi concessi ai funzionari europei sono in calo costante. Negli anni ’80, « c’erano benefici per tutti, alcuni un po’ eccentrici », ricorda Simon Francis. "I funzionari avevano anche a disposizione dei negozi duty free all’interno delle istituzioni e dei supermercati con i prezzi “abbassati” specificamente per i funzionari”. Ma di qui a concludere che le condizioni dei funzionari stanno peggiorando ce ne vuole. Marc L., per esempio, ha trovato assolutamente fuori luogo in questi tempi di crisi che i funzionari possano andare in sciopero per chiedere salari più alti, dal momento che le loro condizioni di retribuzione continuano ad essere ancora abbastanza « buone ». E « il ritmo di lavoro non è sempre infernale », aggiunge.
I lobbisti, gli altri grandi vincitori ?
Molte opinioni, fondate o meno, circolano anche sui lobbisti dell’Unione europea o consulenti in affari pubblici. Volentieri accusati di fare la legislazione europea al posto della stessa Commissione, o di « comprare » i responsabili delle decisioni stesse, sono ora circa 15mila a Bruxelles, generando un fatturato stimabile tra i 60 e i 90 milioni di euro all’anno. Dispersi nei loro 2mila e seicento uffici nella capitale dell’Unione Europea, questi gruppi di pressione hanno un profilo finanziario più eterogeneo di quello dei funzionari europei. La situazione varia a seconda delle società. I lobbisti non amano dichiarare quanto guadagnano, né i loro clienti sono inclini a rendere pubbliche le spese destinate alla lobbying. Non amano neanche precisare la natura del loro lavoro per il famoso "Registro volontario europeo dei lobbisti”, istituito non molto tempo fa dalla Commissione. Una timidezza che alcune associazioni, riunite nella rete Alter-EU, che monitora l’influenza dei lobbisti a Bruxelles, continuano a criticare strenuamente.
Tuttavia, una cosa è certa, i profili dei funzionari europei e dei lobbisti su un punto si assomigliano : in entrambi le situazioni gli stipendi possono rapidamente diventare molto interessanti. Un consulente, di solito bilingue o trilingue, inizia la sua carriera con 2.500 euro lordi al mese ma dopo 4-5 anni la sua retribuzione può arrivare a 6.000 euro in media. In media, perché in realtà alcuni lavori di consulenza sono pagati molto di meno, almeno all’inizio. Maria F., 26 anni, ricorda di essere stata assunta per 1.300 euro lordi al mese. Ma due anni dopo, grazie a una promozione, Maria ha visto il suo stipendio moltiplicarsi per 3. Adesso guadagna 4.000 euro lordi al mese. In generale, nelle società di consulenza, indipendentemente dalla loro nazionalità, gli stipendi variano in base ai « gradi » di « junior » e « senior ». Jose Lalloum, presidente della EPACA, l’Associazione dei consulenti aziendali di cui fanno parte tre quarti delle società di consulenza con sede a Bruxelles, conosce bene la situazione. Secondo Lalloum per un anziano qualificato e riconosciuto « si può dire che il suo stipendio è simile a quello di un avvocato molto bravo ». I salari possono aumentare « molto rapidamente », soprattutto quando i lobbisti arrivano da istituzioni europee e posseggono delle competenze specifiche sulle questioni europee. Ma « ogni società segue una politica diversa, » continua Jose Lalloum, compresa la negoziazione fra il consulente e i suoi superiori dei famosi “bonus”. Nell’ufficio di Maria F., ad esempio, non sono previsti « premi o incentivi per i singoli, ma bensì una quattordicesima mensilità » mentre sistemi di bonus e i incentivi sono più comuni nelle imprese anglo-sassoni. Ma, aggiunge Maria F., siamo in grado di "rinegoziare il nostro stipendio regolarmente”.
Per quanto riguarda le prestazioni in natura, che vanno dai buoni pasto all’automobile aziendale, agli abbonamenti alle palestre, si tratta in genere di prestazioni esenti da imposta in Belgio e quindi senza alcun costo per i datori di lavoro stranieri. Ogni azienda ha anche un proprio piano di capitalizzazione di pensioni e fornisce una mutua per i propri dipendenti. Si tratta di benefici « offerti ai lobbisti anche in altri paesi”, spiega ancora José Lalloum. Non c’è molta differenza tra un lobbista a Bruxelles e uno a Parigi o Londra, dice. I salari sono in media gli stessi, ma »a Londra, si avrà un costo della vita più elevato, mentre a Bruxelles un maggiore carico fiscale”. Le differenze riguardano quindi meno i salari che le città dove si pratica. Ma aggiunge Jose Lalloum : « è vero che i salari a Bruxelles sono sempre rivisti verso l’alto. Questo è il risultato della »concorrenza delle istituzioni europee« le quali offrono salari attraenti. I consulenti non dovrebbero sentire che il trattamento offerto dalle istituzioni dell’Unione europea rimane il più interessante. E questo trattamento è molto favorevole in questo caso, deve essere in grado di continuare a motivare le sue truppe. Anche se la professione non rimane insensibile al clima economico, “il periodo di rallentamento economico si è fatto sentire anche sul nostro business ». Nel 2010, Jose Lalloum prevede che ci saranno « probabilmente meno bonus di quelli emessi due anni fa ».
Non abbastanza per calmare le critiche della rete Alter-UE. I salari percepiti dai lobbisti individuali non sono al centro delle sue preoccupazioni. Ciò che preoccupa Alter-UE è la mancanza di trasparenza quando si tratta di parlare delle influenze dei lobbisti sulle istituzioni o delle loro spese. Nella sua ultima relazione ha la rete ha rintracciato una spesa di 680-700mila euro all’anno per le cinque maggiori società che operano a Bruxelles. Alter-UE è inoltre preoccupata per le scarse informazioni disponibili sui potenziali conflitti di interesse tra lobbisti e funzionari pubblici o lobbisti e anche tra ex Commissari. Alcuni ex membri del gabinetto Barroso “lavorano ora nel settore privato", anche se lo stato della funzione pubblica europea disciplina rigorosamente tali pratiche.
(Traduzione a cura di Francesco Molica)


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