Se la Commissione europea scopre Twitter

Il collegio Barroso e l’arte del microblogging

Anche i commissari europei si sono ormai convertiti al culto del cinguettio. Ma non tutti all’unisono e non tutti con la stessa solerzia. Anzi, a onor del vero non tutti e basta. Chi sono i membri della scuderia Barroso più smanettoni ? Ecco il « twittometro » del Berlaymont.


Al piccolo mondo antico degli affari europei Twitter è andato a genio sin da tempi non sospetti. Lobbisti e professionisti della comunicazione di Bruxelles già cinguettavano urbi et orbi quando il sito di microblogging per la stragrande maggioranza degli utenti continentali, politici inclusi, era poco più che una lontana eco della campagna di Obama. E il collegio Barroso, che l’innovazione la predica bene ma ha ben più difficoltà a razzolarla, non faceva eccezione.

Finché anche dalle nostre parti il logo dell’uccellino ceruleo non s’è introdotto d’imperio al cuore della comunicazione politica, ridisegnandone, o forse sarebbe meglio dire rivoluzionandone i tradizionali canoni.

Così, poco a poco, anche i commissari europei si sono infine convertiti al culto del cinguettio. Non tutti all’unisono e non tutti con la stessa solerzia. Anzi, a onor del vero non tutti e basta.

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Su Twitter manca ancora all’appello quasi la metà dei commissari europei.

Sul popolare social network manca ancora all’appello quasi la metà dei “ministri” europei. L’Alto rappresentante per gli affari esteri Catherine Ashton e il titolare agli affari economici Olli Rehn, ad esempio, sono ancora irreperibili. A meno che non abbiano deciso di “cantare” in rete celati dietro uno pseudonimo di fantasia. Non sarebbero i primi d’altra parte : l’anno scorso, l’ex ministro francese François Fillon per un certo periodo si divertì a twittare dietro l’enigmatico nick “fdebeauce” prima di essere smascherato dall’intuizione di un utente smaliziato.

Chi sono dunque i commissari più smanettoni ? Sarebbe meglio dire le commissarie. Perché nel “twittometro” del collegio Barroso tre delle prime quattro piazze sono stabilmente presidiate da donne. Regina indiscussa dei cinguettii è l’infaticabile @NeelieKroesEU, che siede su una montagna di 43mila follower, 7mila dei quali accumulati solo negli ultimi due mesi.

E se buona parte dei suoi colleghi appaiono ancora un po’ impacciati nel misurarsi con il formato da 140 caratteri, accontentandosi di linkare comunicati stampa o al massimo postare qualche scarna indicazione sui propri impegni istituzionali, la Kroes fa al contrario sfoggio di una disinvoltura senza eguali tra i banchi del Berlaymont.

Lo prova uno spassoso episodio accaduto il 30 gennaio scorso. La commissaria olandese stava moderando un dibattito proprio su Twitter consacrato al cloud computing e alla protezione dei dati personali in rete. Ad un certo momento quando un utente buontempone le ha domandato che cosa indossasse in quel momento, piuttosto che sottrarsi alla boutade, la Kroes ha dato prova di un insospettato humor : “ci crederesti se ti dico che indosso solo il mio Chanel N. 5 e nient’altro ?”. E giù una slavina di re-tweet.

Ma se la titolare all’agenda digitale stacca tutti di parecchie spanne, non è l’unica della scuderia Barroso ad aver approfittato dell’arte del microblogging per rafforzare la propria visibilità sulla rete.

Non più tardi due mesi fa, quei fuoriclasse della comunicazione istituzionale di Burson-Marsteller hanno compilato una classifica delle dieci personalità della « bolla europea » più influenti su Twitter.

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Quando il 18 aprile Connie Hedegaard ha twittato che le nuove misure europee sull’efficienza energetica avrebbero potuto creare 2 milioni di posti lavoro di qui al 2020, l’annuncio ha rapidamente solcato la stampa specializzata sino a debordare ben oltre le mura di cinta di Bruxelles.

©European Parliament/Pietro Naj-Oleari

Tra giornalisti britannici e francesi (Pieter Spiegel del Financial Times e Jean Quatremar di Liberation), blogger di grido (Jon Worth), eurodeputati sulla breccia (il facinoroso Nigel Farage) e la già citata Kroes, balena anche il nome di @CHedegaardEU, commissario al cambiamento climatico : più di 7mila followers. Non è uno score eccezionale ma la danese sembra aver compreso appieno che al giorno d’oggi un cinguettio « tira » più di dieci comunicati stampa. Non per niente, quando il 18 aprile ha twittato che le nuove misure europee sull’efficienza energetica avrebbero potuto creare 2 milioni di posti lavoro di qui al 2020, l’annuncio ha rapidamente solcato la stampa specializzata sino a debordare ben oltre le mura di cinta di Bruxelles.

La Hedegaard si posiziona comunque appena di fianco al podio. Il secondo commissario più seguito è in effetti il francese @michelbarnier (11mila follower), mentre a indossare la medaglia di bronzo è un ancora un altro commissario in gonnella : la responsabile alla giustizia @VivianeRedingEU con all’attivo ben 9mila follower. Perché allora non includerli nella hit parade di BM ? Il motivo è presto detto. Come nel caso di altri colleghi, il profilo twitter della lussemburghese (e in parte anche quello del commissario transalpino) è ancora appannaggio del suo staff stampa laddove Hedegaard e Kroes hanno sin dall’inizio imparato a “ballare da sole”. Anche il numero di tweet licenziati in rete, nonché il tenore dei messaggi ha indubbiamente pesato sulla selezione operata dalla nota società di consulenza statunitense.

A questo punto, però, la domanda sorge spontanea : e Barroso ? Al cospetto dei 10mila follower del presidente del Parlamento @MartinSchulz e i quasi 60mila di quello del Consiglio @euHvR (che ha aperto il proprio account sin dal 2010), il timoniere della Commissione non ci fa una gran bella figura. Di José Barroso su twitter in questi anni ne sono apparsi a bizzeffe : alcuni si spacciavano per il presidente, altri sono semplici omonimi. Ma dell’originale, almeno per quel che ci ha dato sapere, nessuna traccia.

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Recentemente poi anche il nostro @AntonioTajaniEU ha ceduto al fascino del microblogging.

Foto : ©European Parliament/Pietro Naj-Oleari

Così, a riempire le quote blu, scendono in campo i meno conosciuti @JanezPotocnikEU (commissario all’ambiente e un portafoglio di 6mila e 700 follower) e il titolare allo sviluppo @APiebalgsEU (circa 5mila followers). Più indietro scalpita un’altra commissaria : la svedese @MalmstromEU. Anche lei non le manda a dire su twitter, avendo appreso a farne un uso ben al di là dell’etichetta istituzionale. Metti un eurogruppo di un paio di mesi fa. Tema principe del consesso, come d’abitudine, è la crisi. E mentre i ministri delle finanze, al termine di un faticoso negoziato, annunciano qualche timida decisione, la commissaria scandinava dal suo smart phone sbotta un sonoro “finalmente un meeting dove crescita e lavoro vengono discussi. Troppo poco e troppo tardi !”.

Recentemente poi anche il nostro @AntonioTajaniEU ha ceduto al fascino del microblogging. Il suo account è appena decollato, con circa 900 follower, ma il commissario all’industria o chi per lui sembra si stia dando molto da fare per raccogliere “adepti”.

Menzione d’onore anche per @KGeorgievaEU (6mila follower).

Paradossale, infine, il caso del commissario alle politiche regionali @Johannes_Hahn. Il suo profilo esiste, ma totalizza la bellezza di…zero follower, con all’attivo circa 16 tweets. Inoltre, per accedervi è necessario chiedere l’autorizzazione. Cosa che ci siamo premurati di fare circa 2 settimane fa, senza mai ottenere alcuna risposta.

Ancora un paio d’anni fa in molti facevano notare come la Commissione avesse accumulato pesanti ritardi nel posizionarsi sul web 2.0. Da allora qualche passo in avanti è stato fatto, ma di strada da fare ce n’è ancora parecchia. Almeno su Twitter.


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Francesco MOLICA

Coordinatore redazione Bruxelles

Francesco est diplômé en Philosophie à l’Université “La Sapienza” de Rome avec un mémoire traitant sur le signifié moral de la “Doctrine de la Guerre Humanitaire”. Son parcours académique est marqué par la tentative de conjuguer la Philosophie et la (...)
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