Non stupisce che il paese promotore di molte e importanti iniziative ambientaliste di rilievo internazionale proponga come primo programma per la sua Presidenza una tassazione sulle emissioni di CO2, la “ carbon tax”. Questa dovrebbe sostituire l’attuale sistema “cap and trade”, attivo al momento tra la metà dei paesi dell’Unione, che permette agli Stati di acquistare in alcuni settori delle “quote di inquinamento” oltre le quali le emissioni di CO2 vengono sanzionate.
La “carbon tax” pone come obiettivo la riduzione generale delle emissioni di gas serra, obiettivo raggiungibile in quanto si tratterebbe di una tassa applicabile uniformemente sull’intera economia, differenziandosi, così, dal sistema « cap and trade » che, essendo molto selettivo, coinvolge solo i settori più inquinanti.
Non poche, però, sono le critiche a questa proposta : c’è chi sostiene che il rischio di un aumento generale delle tasse, inevitabilmente consequenziale alla prevista imposta su ogni emissione di CO2, spingerebbe i Paesi non facenti parte del settore ETS (Emission Trading Scheme – ai 15 paesi che ne fanno parte non verrebbe applicata la “carbon tax” perché già soggetti alla disciplina del “ cap and trade”), a richiedere aiuti all’UE, per fronteggiare le difficoltà socio-economiche a cui andrebbero incontro. Conseguenza, questa, potenzialmente idonea a provocare il fallimento della proposta : essendo la proposta applicabile anche sulle basse emissioni di Co2, comprese quelle derivanti dall’agricoltura e dall’industria leggera, essa provocherebbe l’aumento dei costi in capo a i singoli operatori industriali, più di quanto questi possano sostenere autonomamente. Forse tale soluzione potrebbe letteralmente essere il prezzo da pagare per scongiurare un aumento ulteriore del riscaldamento del Pianeta e ridurre il carico degli scarichi nocivi ad effetto serra.

- (Fonte : www.flickr.com)
Ad ogni modo, a prescindere da quali saranno le effettive politiche che verranno adottate durante la Presidenza svedese, è indubbio che il tema dell’ambiente, del riscaldamento climatico e dello sviluppo delle energie sostenibili avranno un posto d’onore nella politica del prossimo semestre. In vista della Conferenza Internazionale sul cambiamento climatico che si terrà a Copenhagen nel prossimo dicembre, infatti, l’Europa dovrà assumere auspicabilmente una posizione unitaria, che preveda soluzioni efficaci per lo sviluppo delle energie sostenibili, con interventi positivi anche ai fini della creazione di nuovi posti di lavoro.
Un altro tema che il premier svedese Reinfeldt si propone di approfondire nel corso della sua Presidenza è quello della creazione di un’ “Europa sociale”, di un’Europa, cioè, che cammini in parallelo con ogni forma di stato sociale nazionale, e non venga vista dagli Stati membri come una presenza minacciosamente incombente sulle singole stabilità interne. Essa dovrebbe diventare un mezzo per il ravvicinamento dei singoli modelli sociali ed economici degli Stati membri, grazie al potenziamento di alcuni programmi comunitari volti a fornire un aiuto all’attuazione degli obiettivi dell’Unione europea soprattutto nel settore dell’occupazione.
Il Presidente Reinfeldt afferma che, proprio per rendere omaggio agli scopi comuni per i quali l’Unione europea è stata pensata e in nome dei quali si è evoluta, c’è bisogno di un atto di fiducia verso l’Europa. Egli sostiene che “ se la gente crede che il mercato interno minacci i loro standard sociali, allora il mercato interno sarà respinto. Dobbiamo sviluppare il nostro modello sociale in parallelo, altrimenti si tratta solo di libero commercio e distruggeremo la stabilità sociale creata a livello nazionale”. Secondo il primo ministro della “Terra di betulla” un ruolo chiave nel raggiungimento di tale scopo sarà l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, prevista anch’essa per il prossimo autunno. Essa costituirà uno strumento per una cooperazione europea più efficace sia a livello tecnico, in quanto il Trattato si pone come obiettivo quello della riorganizzazione e semplificazione della disciplina normativa comunitaria e l’eliminazione dell’archetipo istituzionale basato sui tre pilastri, sia a livello di condivisione di valori, in quanto il Trattato, recependo il 95% della “ Costituzione Europea”, ribadisce fermamente i punti chiave e gli obiettivi sui quali l’Europa deve unitamente lavorare. Inoltre Reinfeldt auspica per l’Europa una maggior disponibilità ad aprirsi verso l’esterno, esorta a considerare come una fonte di arricchimento ogni nuovo ingresso nell’Unione. “Abbiamo già demolito un muro in Europa - dice - non dovremmo costruirne un altro contro la Turchia o altri paesi europei”.
Tale idea di Europa forte e unita si lega all’attenzione che lo stesso premier pone sul ruolo di “ portatrice di pace” che l’Europa dovrebbe assumere davanti alla comunità internazionale. “L´Europa deve essere una potenza per la pace sia a livello mondiale sia a livello interno – afferma – forte del suo ideale di passare ad un´integrazione sovranazionale al di là delle trincee di un cruento passato di nazionalismo”. L’Europa, quindi, sotto la Presidenza svedese, si proporrà di svolgere azioni concrete per affrontare le emergenze internazionali che oggi sono lasciate ai singoli Stati membri, agli Stati Uniti e, con tutti i limiti della loro azione, alle Nazioni Unite.
Inoltre, quale Paese uscente dalla Presidenza, nell’estate scorsa, del Comitato Europeo del Consiglio d’Europa, la Svezia porta avanti gli stessi propositi di collaborazione profonda tra le due più importanti organizzazioni internazionali europee che sosteneva quando ricopriva il ruolo sopra menzionato. Già durante la Presidenza del Consiglio d’Europa, infatti, la Svezia rese onore al fatto che solo un anno dopo la firma del Memorandum of Understanding tra Consiglio d’Europa e Unione Europa gli effetti dei nuovi impulsi promossi da tale collaborazione erano chiaramente visibili. Il rafforzamento del dialogo politico sui temi comuni alle due Organizzazioni è stato sottolineato dalla stretta cooperazione tra Consiglio d’Europa e Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, soprattutto in materia di immigrazione. Nello stesso ambito anche l’ UNHCR ha recentemente fatto appello alla Svezia affinché sfrutti il suo periodo di Presidenza per riaffermare l’importanza di un approccio riguardo alla gestione dei confini e al controllo dei movimenti migratori che sia basato sui diritti. A tale appello ha già dato una risposta il Consiglio europeo del 18 Giugno scorso, che si è espresso a favore di una ripartizione comune degli sforzi per fronteggiare il crescente fenomeno migratorio anche in vista di assicurare una maggior tutela dei diritti fondamentali dei rifugiati.

- (Fonte : www.flickr.com)
La prossima Presidenza svedese del Consiglio dell’Unione Europea non potrà far altro che proseguire con continuità l’opera di collaborazione politica tra le due principali istituzioni europee garanti dei principi di democrazia, opera che con la stessa Svezia, sotto altre vesti, ha trovato ampia applicazione. L’obiettivo a cui ci si sta avvicinando ormai da anni e che sembra non trovare mai un punto di arrivo per la vastità del suo contenuto è quello dello sviluppo di metodi sempre più efficaci che aumentino gli standard di applicazione dei diritti umani a partire dalle legislazioni e dalle politiche nazionali. La Svezia si propone di raggiungere tale obiettivo durante la sua Presidenza, forte dei risultati sino ad ora ottenuti e dei numerosi e nuovi strumenti giuridici a disposizione dell’Europa. I 27 in alcune materie stanno aprendo la strada verso tali auspicati successi comuni, aspetteremo la fine del prossimo semestre per valutare gli esiti dei tanti buoni propositi sopra elencati .


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